Il decalogo “salva sanità” dei primari

TRIESTE. Un decalogo appello. Lo firmano venti primari del Friuli Venezia Giulia, il tema è ovviamente quello della sanità, la preoccupazione è legata all’obiettivo del miglior servizio possibile, i suggerimenti sono generali ma non mancano alcuni approfondimenti mirati: dal ruolo centrale della Regione nella pianificazione strategica alla critica all’attuale sistema informativo, dalla riduzione delle Aziende alla coincidenza distretti-ambiti. Tra i firmatari dei dieci punti all’attenzione dei candidati a governatore della Regione c’è l’ex assessore leghista Gianpiero Fasola, il “papà” dell’ultima riforma sanitaria in Fvg prima di quella di Renzo Tondo, che decollerà però solo dal primo gennaio 2014.
Nel gruppo dei venti due sole donne: Giuseppina Scornavacca, pediatra di libera scelta della Ass 2 Isontina, e Clara Pinna dell’Ass 5 Bassa Friulana. L’elenco è poi completato da Pierlanfranco D’Agaro del Burlo, Gianfranco Sinagra degli Ospedali Riuniti di Trieste, Alfredo Barillari della Ass2 Isontina, Luciano Pletti della 5, Fabio Barbone, Bruno Bembi, Silvio Brusaferro, Stefano Pizzolitto del Santa Maria della Misericordia di Udine, Giorgio Brianti, Valentino Moretti, Francesco Piani della Ass 4 Medio Friuli, Vito Di Piazza della Ass 3 Alto Friuli, Mario Casini della Ass 6 Pordenonese, Michele Chittaro del Santa Maria degli Angeli di Pordenone, Simon Spazzapan del Cro di Aviano. Si aggiungono due medici di medicina generale: Lugi Canciani e Romano Paduano.
Le chiamano “Dieci proposte per il servizio sanitario regionale Fvg”. Lo sottotitolano “Appello ai candidati alla presidenza della Regione”. E premettono: «I servizi sanitari e sociali rappresentano il patrimonio di maggior valore che accomuna i cittadini del Friuli Venezia Giulia. Per garantirne la sopravvivenza sono necessarie una visione a medio termine (sostenuta da evidenze epidemiologiche, scientifiche ed economiche) e la capacità di agire con determinazione in coerenza con essa. Da professionisti che operano nel sistema, e da cittadini, sentiamo l’urgenza e il dovere di proporre alcuni temi che riteniamo vadano affrontati sin dall’avvio della prossima legislatura».
Segue il decalogo. Si parte dal punto uno che parla di promozione della salute nella comunità, prevenzione ed esiti delle cure come «fine del Ssr» e aggiunge: «Attorno a questi devono essere progressivamente riorientati i sistemi di programmazione, valutazione e finanziamento».
Si continua con una Regione che deve esercitare un ruolo centrale «nella pianificazione strategica, nella programmazione e nel controllo» e «recuperare la capacità di governo dei diversi sottosistemi dai quali è composto il Ssr tenendo conto della loro complessità e della sostenibilità del sistema». E ancora con l’accusa a Insiel: «L’attuale gestione del sistema informativo sanitario regionale non risponde a questi requisiti e non garantisce la capacità di adeguarsi alla velocità dei cambiamenti in corso; è perciò necessario affidarne la riprogettazione e gestione alle migliori competenze esistenti anche sul mercato».
Al quarto punto la sollecitazione sulla riduzione delle Aziende e l’organizzazione a rete. Al quinto quella su una sanità «basata sulle evidenze, la gestione del rischio clinico e la misurazione di qualità e appropriatezza» come strumenti ordinari. Quindi gli input a «dismettere le attività che non producono valore», a far coincidere distretti a ambiti, ad avvicinare i servizi al cittadino, a una corretta comunicazione e a sostenere formazione, didattica e ricerca, «necessarie a perseguire lo sviluppo economico della regione, il miglioramento e la sostenibilità dell’assistenza. Il sistema universitario, quello sanitario e gli Irccs devono trovare piena integrazione, valorizzando le istituzioni esistenti e promuovendo la ricerca preclinica, clinica e organizzativa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo







