IL FISCO INEGUALE
Quando pensiamo all'Europa siamo portati a considerarla come l'entità storica che consente al nostro Paese di uscire dal proprio isolamento e di ottenere migliori prospettive di sviluppo dando anche un contributo a migliori equilibri mondiali.È, per altro, abbastanza raro che ci soffermiamo con attenzione a cosa significhino queste nostre aspettative. Per questo è molto stimolante la lettura del bel saggio ( "Aspettando l'Europa" Carocci editore) che Adolfo Battaglia ha nei giorni scorsi pubblicato. Non solo , infatti, inserisce il ruolo del nostro continente nel quadro di un mondo in profonda trasformazione sia economica, sia politica, ma introduce idee sostanzialmente nuove ed originali.
La più stimolante delle quali è la creazione di un mercato unico tra Europa e Stati Uniti. Le ragioni per cui un'iniziativa del genere sarebbe, secondo Battaglia, opportuna sono di natura economica e politica. Dal primo angolo visuale la constatazione da cui parte l'autore è che il vantaggio non sarebbe solo la creazione di un mercato di 800/850 milioni di consumatori "ricchi" e,quindi, maggior concorrenza e stabilità, ma la ventata di modernità e dinamismo che l'integrazione con l'America porterebbe al vecchio continente. Dal punto di vista politico, oltre alla circostanza che difficilmente gli USA potrebbero essere scalzati dalla loro posizione di potenza egemone, il pregio di una partnership consisterebbe nell'arricchimento reciproco che deriverebbe dall'unire lo hard power di cui godono gli americani al soft power di ancora dispongono gli europei.
È realizzabile una prospettiva del genere? Battaglia pensa di si, ma non si nasconde le difficoltà che si dovrebbero superare e dedica loro molte pagine. In particolare approfondisce le posizioni dell'antiamericanismo di sinistra e mostra i pregiudizi da cui lo stesso è afflitto nel non riconoscere, per usare le sue stesse parole che gli USA non sono «il male assoluto o la perfezione in terra,ma una complessa società avanzata, con problemi,insufficienze, sacche di arretratezza; e però,nell'insieme,un momento alto e vitale della civiltà democratica contemporanea. … Una nazione divenuta egemone,oltre che per il crollo dell'altra superpotenza,anche per capacità propria e per propri valori, così corrispondenti a quelli che hanno nutrito l'Europa». Forse il lato più discutibile della proposta e dell'analisi di Battaglia, anche per chi sostanzialmente condivide tale giudizio, sta nella sua convinzione che l'approccio neo-conservatore alla politica americana che ha dominato la scena nell'ultimo periodo sia, di fronte all'evidente insuccesso dell'intervento in Iraq e della politica che lo ha sostenuto, destinato ad essere superato e che questo offra alle classi dirigenti europee un'occasione per contribuire all'impostazione di una nuova politica multilaterale.
Tanto più considerato che,come giustamente sostiene l'autore, i problemi da affrontare riguardino lo sviluppo economico globale ed il "groviglio medio-orientale". Temi sui quali non esistono, almeno per ora, tesi in grado di coagulare consensi intellettuali e politici sia sulle due sponde dell'Atlantico, sia tra le stesse forze progressiste nei diversi Paesi.Anche con queste preoccupazioni,non c'è dubbio che il libro di Battaglia per la passione con cui è stato scritto , per la brillantezza con cui le tesi sono sostenute e per l'importanza dei temi toccati , è un significativo contributo a ritrovare il gusto di una politica per il futuro.
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