Il futuro del porto tra intese con l’Ungheria e mire dei colossi cinesi

Trieste porto dell’Ungheria è stato il tema del confronto organizzato ieri sera al caffè Tommaseo, organizzato dalla nuova rivista trimestrale “Nord Adriatico Magazine”, durante il quale si è parlato del futuro dell’area ex Aquila. Presente, fra gli altri, il presidente dell'Autorità Portuale Zeno D’Agostino il quale ha riassunto i termini e la portata dell’accordo sottoscritto due settimane fa con il governo di Budapest per la realizzazione di un terminal multipurpose.
«Quello sottoscritto lo scorso 5 luglio è stato un accordo tra privati - sottolinea D’Agostino -, dove il caso ha voluto che uno dei due attori fosse il governo ungherese. Si è trattato di un atto propedeutico a quello di vendita vero e proprio che verrà stipulato in autunno quando avverrà il rogito vero e proprio sia della società sia dei terreni appartenenti ora a Teseco. Solo allora potranno partire le bonifiche e la parte operativa in senso stretto».
Stuzzicato dal direttore della nuova rivista, Silvio Maranzana, sulla veridicità o meno dell’aver strappato gli ungheresi alla concorrenza di Capodistria, così ha risposto lo stesso D’Agostino: «A Capodistria l’area che è stata offerta agli ungheresi non si affaccia nemmeno sul mare - ha risposto - e aveva un perimetro molto più limitato, fattore che ci ha sicuramente favorito». Per quanto riguarda la destinazione d’uso della futura area ex Aquila D’Agostino non ha dubbi: trattandosi di una piattaforma logistica destinata allo stoccaggio delle merci destinate al Paese magiaro, entrerà in concorrenza con il molo VII destinato agli interessi cinesi. «Quando io vado in centro non mi scandalizzo se vedo due negozi di scarpe dalle marche concorrenti uno vicino all’altro; così d’ora in avanti dovrà funzionare il porto, dovremo cercare di accogliere il maggior numero di operatori logistici possibili, come avviene nel mercato libero». —
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