Il marangone dal ciuffo non si fa quasi vedere
Dal golfo di Trieste emerge un dato che gli addetti ai lavori definiscono “preoccupante”: dal 2012 ad oggi la popolazione del marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis), un parente del cormorano, è diminuita oltre del 30%. Ciò è emerso dai monitoraggi storici effettuati dal Wwf Area Marina Protetta di Miramare per conto della Regione Fvg. Per scoprirne le cause i ricercatori della Riserva hanno anche organizzato il “Marangone day”, il primo di una lunga serie, ovvero un evento di conteggio coordinato e sincronizzato dal Delta del Po alla Dalmazia meridionale. Si è scoperta così una presenza di una popolazione di almeno 5041 individui. Ma soprattutto che un terzo del totale è presente nelle zone lagunari tra il delta del Po e Grado. La risposta sembra risiedere nella conformazioni di tali luoghi, che tendono ad evolversi in bracci di mare a causa dell'innalzamento del livello dell'acqua, della subsidenza, dell'erosione delle terre emerse e per lo scavo di canali profondi a fini commerciali. Diversamente, le mitilicolture, che oggi fungono da ottime zone di sosta per i marangoni, rappresentano oltre l’80% dei dormitori nel Golfo di Trieste, ma qui si è notato appunto uno diminuzione della specie. Si cerca di capirne il perché. Ci sono diverse ipotesi e fattori, tra cui che le miticolture rischiano di diventare luoghi poco ospitali a causa della sostituzione dei galleggianti a biventia con quelli monoventia che, risultano non idonei alla sosta dell’avifauna. «Riproporre l'iniziativa in futuro – commentano gli ornitologi dell’Amp Paolo Utmar e Davide Scridel - ci consentirà di saggiare lo stato di salute di questo interessante tuffatore». —
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