Il ministero: «Inutile la Via per l’escavo»

Non è necessaria la Valutazione di impatto ambientale (Via) statale per realizzare l’escavo del canale di accesso al porto di Monfalcone, basta la caratterizzazione dei fanghi e l’autorizzazione regionale. A confermarlo, dopo che da più parti si erano sollevati dubbi sulla reale necessità della Via, in particolare dal Consorzio industriale e dagli stessi operatori portuali, è ora lo stesso ministero dell’Ambiente.
È stato lo stesso giornale, “Il Piccolo”, di fronte alle polemiche in corso, in particolare dopo l’avvio della lunga procedura burocratica da parte dell’Azienda speciale, e dopo l’affermazione dell’assessore regionale alle infrastrutture Riccardo Riccardi della necessità del Via, vista l’entità dell’opera, a chiedere informazioni. Dopo l’invio di alcune informazioni dettagliate i funzionari del ministero hanno fatto una ricognizione tra le varie direzioni (Via, Opere pubbliche, infrastrutture e altre) ed è arrivato il responso: «In via del tutto generale - spiega il ministero - gli interventi di dragaggio possono essere realizzati, previa caratterizzazione dei materiali e autorizzazione regionale, e non sono assoggettati a Via qualora si verifichino entrambe le condizioni seguenti: primo, gli interventi di dragaggio sono conformi al Piano regolatore portuale vigente. Secondo, la cassa di colmata per il conferimento del materiale dragato è regolarmente autorizzata per ricevere i materiali di tali caratteristiche e ha una capacità residua sufficiente».
Il ministero poi precisa: «Il caso di Monfalcone, in particolare potrebbe essere complicato da altri fattori come la capacità della cassa di colmata per i quali sarebbe necessaria un’attenta analisi delle carte. Comunque si parlerebbe di Via per la cassa di colmata». Ulteriori chiarimenti sui punti ancora incerti su Monfalcone spazzano però ogni dubbio. Innanzitutto (ed è la vera fortuna ) il porto e le aree monfalconesi della costa non sono inseriti tra i siti inquinati (i cosiddetti Siti di interesse nazionale ai fini della bonifica). Esiste poi un piano regolatore, che, anche se vecchio (risale al 1979), è regolarmente in vigore. Nessun problema nemmeno per la cassa di colmata, realizzata negli anni ’80 (a quel tempo non esisteva la Via) che è stata regolarmente autorizzata nel 2001 dal Consiglio superiore dei lavori pubblici e dove, nel 2003, sono stati già versati circa un milione di metri cubi di fanghi da un primo dragaggio.
Restano due punti: c’è spazio a sufficienza per accogliere ancora circa 900mila metri cubi? Stando alle verifiche (lo dicono anche i progetti) di spazio ce n’è in abbondanza e per quanto riguarda infine la caratterizzazione dei fanghi è stata fatta a più riprese visti anche i dragaggi già eseguiti nel canale Est-Ovest.
Nella burocrazia in Italia non c’è mai la certezza, è stato il giornale e non un ente coinvolto a fare la domanda, pur circostanziata. Ma il parere del ministero sembra non lasciare dubbio soprattutto dopo le perplessità di fonte a un Via, che costa molti soldi e comporta un iter burocratico lunghissimo a Roma, avanzate sia da chi è stato incaricato di fare i progetti (il Consorzio industriale) dall’Azienda speciale, sia dagli operatori, alcuni dei quali protagonisti della realizzazione di porti sul Tirreno.
Ma ci sono anche altri due fatti che dovrebbero confortare: la notizia (data dagli operatori) di un escavo fatto in velocità dall’Autorità portuale di Venezia e voluto dal presidente Paolo Costa per far entrare alcune navi (della compagnia cinese Yang Ming) con grande pescaggio. In 15 giorni è stato dragato un metro di fanghi nella laguna veneta e le navi sono potute entrare tranquillamente. E c’è anche un altro caso dove lo stesso ministero dell’Ambiente ha risposto all’Autorità portuale di Cagliari che aveva chiesto (era il 2001) una “verifica da assoggettabilità alla Via” per la “manutenzione straordinaria degli specchi acquei del molo Ichnusa destinato al traffico crocieristico. Se tutto questo fosse confermato, come del resto sostiene anche il ministero, basterebbe ora avere l’ok dalla Regione (direzione ambiente) e passare ai lavori.
Invece per ora il faldone per il Via realizzato dal Csim e costato circa 90mila euro è stato sì finito, ma a quanto risulta l’Aspm, per totale sicurezza, l’avrebbe inviato a una società specializzata per la “validazione” pagina per pagina con costi non ancora ipotizzabili. Nel frattempo non è stato ancora avviato nemmeno l’iter autorizzartivo a Roma (anche se appare inutile) e gli operatori attendono l’escavo che non arriva con il rischio della paralisi del porto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








