IL MONITO DEL SETTENTRIONE
La qualità e la natura dell'arretramento subito dal centrosinistra si verificheranno meglio domani, quando avremo a disposizione tutti i dati di questa tornata elettorale amministrativa: il primo bilancio segnala nel frattempo sei città conquistate dalle forze cosiddette moderate contro tre città strappate dai progressisti (o supposti tali). Una vittoria dunque per le forze della Cdl, ma non uno sconquasso per le esangui armate dell'Unione. Qualcosa che non consente a Silvio Berlusconi di strepitare oltre misura, qualcosa che dovrebbe tuttavia far riflettere in primo luogo Romano Prodi. Perché? Perché il pugilato insegna che non tutti i pugni sono uguali: ce ne sono alcuni che si vedono e si sentono, altri che non si vedono proprio, ma fanno male e lasciano il segno.
Questo è uno di quelli. Verona, Asti, Alessandria, Gorizia e andare al ballottaggio alla provincia di Genova non è qualitativamente assimilabile a un ballottaggio a Lucca (comunque una città contigua ai territori in cui il centrosinistra è egemone) o conquistare - prevedibilmente - Taranto, l'Aquila (dove le giunte di centrodestra si sono divorate anche le sedie del Consiglio comunale) o Agrigento, presa all'insegna del peggior trasformismo. Le città del Nord infatti vengono perse perché c'è un diffuso clima di opinione sfavorevole - non già o non solo - alle singole amministrazioni di centrosinistra, ma al governo nazionale in primo luogo e alle politiche che lo caratterizzano.
E quindi accade che l'elettorato moderato voti più convintamente ”contro” mantenendosi su soglie di partecipazione al voto accettabili, mentre una parte degli elettori progressisti diserta le urne e un'altra parte ancora (ridotta quanto si vuole, ma significativa) sceglie di votare a centrodestra. In buona misura tutto ciò si coglieva dagli orientamenti dei sondaggi di opinione che segnalavano una diffusa disaffezione all'interno di una parte estesa dei ceti produttivi (sia lavoratori autonomi che dipendenti privati, blue o white collars che fossero). Rimaneva vicino all'Unione - e l'abbiamo sottolineato - solo il pubblico impiego. Considerando che il Nord resta pur sempre l'area del Paese a più alta concentrazione e produzione di ricchezza diremmo che le politiche economiche e finanziarie del governo hanno finora ottenuto come risultato quello di alienarsi i consensi dei principali soggetti che concorrono alla formazione del marxiano plusvalore: non male per un governo di centrosinistra.
Al tempo stesso non è implausibile ritenere che al Nord la variabile sicurezza - banalmente intesa come garanzia di essere protetti e al riparo dalla microcriminalità - abbia anch'essa contribuito ad allentare la relazione che una parte dell'elettorato intratteneva con l'Unione. L'indulto prima e le inerzie governative successivamente, hanno probabilmente indebolito le amministrazioni cittadine di centro-sinistra rimaste sole a reggere l'urto del crimine (non ha importanza quanto reale, quanto fantasmatizzato, quanto amplificato dai mezzi di informazione). Difficile per ora il bilancio relativo ai voti raccolti dalle due coalizioni, sia per l'esistenza di forze terze, sia per la numerosa presenza di liste civiche collegate ai due schieramenti: l'unico dato certo è costituito dal significativo arretramento del centrosinistra al Nord correlato al forte indebolimento dell'area Ulivo. Date le premesse non c'è davvero nulla di imprevisto. Chi sfugge alla sfida della modernizzazione - i partiti dell'Unione - dalla modernizzazione viene travolto.
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