Il Museo di storia naturale torna alle “origini della vita”

Di nuovo in esposizione i reperti umani che erano un’attrazione in piazza Hortis Il conservatore Bressi: «Pezzi unici, alcuni risalgano a Maria Teresa d’Austria»
Foto BRUNI 03.07..2019 Museo storia naturale
Foto BRUNI 03.07..2019 Museo storia naturale



Il Museo di storia naturale all’origine della vita. Ieri mattina è stata presentata la nuova sala su “Le origini della vita” del Museo di storia naturale di Trieste di via Cumano, studiata e allestita con l'obiettivo di spiegare, anche ai più piccoli, in maniera immediata e nel modo più semplice possibile, in che modo tutti noi, esseri viventi, veniamo al mondo, ci sviluppiamo e come - e perché - ci riproduciamo.

Un allestimento forte di oltre 200 esemplari esposti, tra piante, animali, funghi, modelli ingranditi in scala. «Per la stragrande maggioranza - ha spiegato il conservatore del museo Nicola Bressi - non esotici, per illustrare quanto sia molto ricca la biodiversità anche dalle nostre parti». Inoltre sono stati riesposti i reperti di origine umana – parliamo di embrioni e feti, uno dei quali nella placenta, che vanno dal quindicesimo giorno di gestazione al nono mese di gravidanza, tutti risalenti al XIX secolo - un tempo macabra attrazione del vecchio allestimento della sede storica del museo di piazza Hortis, e ai quali oggi, come sottolineato da Bressi «abbiamo dato una degna collocazione».

Bressi ha evidenziato come questa collezione rappresenti un unicum non solo nazionale ma anche europeo, «poiché si tratta di reperti risalenti per lo più al XIX secolo in parte provenienti da gabinetti scientifici degli istituti scolastici cittadini, dovuti all'imperatrice Maria Teresa d'Austria che li volle in tutti gli istituti scolastici dell'impero».

«Si tratta di una piccola stanza – ha spiegato l’assessore alla cultura Giorgio Rossi – ma che riesce a concentrare una tale mole di informazioni da lasciare stupiti, anche grazie al lavoro di un'equipe straordinaria».

Per la direttrice dei civici musei Laura Carlini Fanfogna l’obiettivo di una raccolta come quella triestina è quello di «creare un legame tra quello che è il rigore scientifico e l’emozione. Ecco il motivo per cui le collezioni storiche del museo sono nuovamente esposte, ma con criteri didattici moderni, in maniera modulare e flessibile in maniera tale che se dovessero spostarsi in altra sede il tutto avverrebbe in maniera agevole ed economica».

Una ricollocazione che per la direttrice sarebbe auspicabile tenuto conto dei pochi spazi a disposizione negli spazi di via Cumano. E che potrebbero trovare spazio nel futuro polo museale scientifico in porto vecchio, in quel Museo del mare la cui denominazione, per l’assessore Rossi, «in quel caso andrà rivista». —



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