Il museo ferroviario di Campo Marzio rischia la chiusura

di Fabio Dorigo
Un binario morto. Il Museo Ferroviario di Trieste Campo Marzio rischia di deragliare a fine anno. «Chiusura a tempo indeterminato dal primo gennaio 2012» decreta Claudio Vianello, presidente dell’Associazione dopolavoro ferroviario (Dlf) di Trieste che, attraverso la sezione appassionati trasporti, gestisce il museo. L’annuncio a sorpresa è stato fatto in pubblico da Vianello domenica 4 dicembre durante la cerimonia dei sussidi allo studio dei figli dei soci della Società di mutuo soccorso “Cesare Pozzo” all’aula magna del liceo Dante.
La notizia è stata registrata dall’onnipresente Gianni Ursini e segnalata al giornale. L’annuncio funebre arriva dopo un confronto romano con l’Associazione nazionale Dlf, presieduta da Oliviero Brugiati, e con la Patrimonio Dlf srl, presieduta da Vito Tedesco. Quest’ultima gestisce i beni immobili, sia di proprietà che in locazione dal gruppo Ferrovie dello Stato. Tra questi c’è la Stazione di Campo Marzio che dal 1984 ospita il museo ferroviario di Trieste. «Noi siamo andati a Roma a parlare di affitti e, a sorpresa, ci è stato richiesto un importo elevato. Insostenibile» spiega Vianello. Aumento previsto? «Si sperava che almeno le attività culturali avessero un trattamento di riguardo. A Roma, invece, ci siamo trovati di fronte a un muro».
Le cifre in gioco non lasciamo spazio a grandi speranze. «Attualmente pagavamo 53mila euro per tutte le strutture di Campo Marzio. Non solo per il museo - dichiara il presidente del Dlf -. Adesso ci troveremo a pagare una somma dai 124mila ai 140mila euro». Praticamente triplicata. Fatale per il museo che pagava 8mila euro all’anno e si troverà a pagarne 24mila. Aumento previsto? Una sorpresa? «Per noi è problematico - spiega Vianello -. Siamo un’associazione di volontariato. Un affitto 24mila euro più le tasse l’iva e la manutenzione straordinaria in deroga alla legge, accettando di fare praticamente quello che dovrebbe fare il padrone dell’immobile, diventa problematica. Stiamo parlando immediatamente di almeno 35/40mila euro all’anno».
Basta così? Non basta. «Patrimonio Dlf ci chiede un contratto per i prossimi 5 anni. Prendere un impegno di questo tipo, comprensivo anche degli adeguamenti Istat, per un’associazione no profit è impossibile» aggiunge Vianello. Non basta ancora. «È già previsto che l’affitto a partire dal primo gennaio del 2017 aumenterà del 30 per cento» allarga le braccia Vianello. Un’ulteriore ipoteca sul futuro del museo. Il presente del resto è già problematico. «Non posso firmare un contratto che impegna la mia associazione su un bilancio in passivo. Violerei la legge e lo statuto». Che fare allora? «Spero che il Comune, la Provincia e la Regione intervengano e ci diano una mano - spiega Vianello -. Noi siamo disponibilissimi a continuare a lavorare gratis esattamente come stiamo lavorando oggi. E anche a donare tutto il patrimonio che è di proprietà dell’associazione Dlf al Comune alla Provincia e alla Regione. Ovviamente rispettando i vincoli stabiliti dalla Sovrintendenza ai beni artistici. I beni che ci sono, essendo di derivazione austro-ungarica, devono stare in una stazione progetta ai tempi». E quindi non possono essere spostati da Campo Marzio. «Noi più di regalare tutto quello che è di nostra proprietà e di lavorare gratis cosa possiamo fare? - dice Vianello -. Lo diciamo con onestà. Noi vorremmo che questo diventasse un patrimonio della città».
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