Il Nemico occidentale
È una corsa contro il tempo quello delle autorità britanniche. Si spera che gli arresti delle ultime ore possano impedire nuovi e più gravi attacchi. Ma l'allarme resta alto. La Gran Bretagna assiste sorpresa al riemergere di un fenomeno mai rientrato dopo gli attentati di due anni fa a Londra. Un fenomeno che vede oggi giovani di origine mediorientale, e allora asiatica, decisi a compiere gesti eclatanti o immolarsi nel "martirio". Come già i "ragazzi di Leeds", gli autori dell'attentato alla metropolitana del luglio 2005, le nuove reclute del jihad sono spesso autodidatti del terrore: si tratta di gente che fa un lavoro normale anziché di militanti formatisi nei terreni di battaglia iracheno o afgano. Individui che, almeno questa volta, hanno mostrato imperizia nel pianificare le operazioni, come si è visto in questi giorni. Imperizia che potrebbe non verificarsi in futuro.
In internet sono reperibili istruzioni su come confezionare ordigni. Comprese autobomba imbottite non tanto di vero esplosivo, difficilmente procurabile in Europa senza dare nell'occhio, quanto di benzina, bombole del gas e chiodi. Materiale acquistabile da chiunque e facile da innescare attraverso un cellulare. Secondo Brown queste nuove reclute del "terrore fai da te" appartengono a Al Qaeda. Affermazione che sottolinea più la loro adesione al messaggio jihadista che uno stretto legame operativo con Bin Laden o Zawahiri. Più che alla schiera dei giovanissimi aspiranti suicidi che hanno giurato di immolarsi davanti al nuovo capo militare dei Taleban, Mansour Dadullah, annunciati in partenza verso la Gran Bretagna e altri paesi occidentali, si tratta di persone che lavorano da tempo nel paese: come i medici coinvolti nell'attacco di Glasgow.
Colpita duramente dopo l'11 settembre, Al Qaeda ha così raggiunto un indubbio successo: la sua ideologia, incentrata sul concetto di jihad globale, è non solo egemone negli ambienti islamisti ma contagia anche persone che si politicizzano nutrendo un grande risentimento per quelle che considerano le colpe dell'Occidente. Senza più capacità centralizzata di comando, trasformata dagli eventi in rete di reti, Al Qaeda è ormai una galassia unificata da una comune figura del Nemico, l'Occidente nel suo senso più esteso, e da una tecnica di guerra asimmetrica. Galassia ispirata da un' ideologia condivisa da gruppi strutturati e piccoli nuclei di simpatizzanti che si muovono in totale autonomia, tanto è chiaro chi devono colpire.
Una mutazione che avvantaggia reciprocamente professionisti e dilettanti del jihad. La leadership storica cede il copyright ma dimostra di esistere; a loro volta gruppi anche improvvisati dilatano l'eco mediatico della loro azione e ottengono una legittimazione combattente carica di aura. Il rischio è che, prima o poi un attentato opera di questi "dilettanti" riesca; che lo stragismo sia alla loro portata come è già accaduto in passato a Madrid o Londra. Mettere indiscriminatamente nel mirino i civili non significa per i nuovi jihadisti colpire solo bersagli "facili" ma anche connotati simbolicamente. Il fine non è solo impaurire una collettività. È anche mandare un raggelante messaggio: a una società ritenuta, nella sua interezza, politicamente responsabile delle scelte operate dai governi che ha democraticamente eletto.
All'azione di contrasto e prevenzione contro la deriva jihadista, deve dunque affiancarsi un'azione politica che svuoti l'immenso serbatoio di risentimento antioccidentale, che si è costituito nel mondo islamico e che da tempo rischia di alimentare il "fronte interno" occidentale. Una politica che permetta a quanti, in quel mondo, contrastano simili derive, di opporsi a coloro ritengono l'Occidente, con i suoi valori e i suoi stili di vita pluralistici, con i suoi governi di destra o sinistra poco importa, un Nemico assoluto. Un Nemico nei confronti del quale è legittima una guerra totale. Anche l’autobomba che ieri ha fatto strage di turisti spagnoli nello Yemen – e che fonti della sicurezza ha attribuito a Al Qaeda – è stata fatta esplodere contro lo stesso Nemico. Senza una politica che riduca i focolai di tensione e permetta alle società islamiche di diventare davvero pluraliste, né la stabilità internazionale né la sicurezza dei paesi occidentali è garantita.
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