IL NUOVO ASSE DELL’ADRIATICO

L’Europa delle regioni ha bisogno delle città. Non è un gioco di parole ma una constatazione pratica, senza neppure il sapore della provocazione. Un mese orsono ci compiacevamo del fatto che l'Euroregione avesse trovato a Trieste la sua sede più naturale. E giustamente ci chiedevamo: e ora da dove si comincia? Una risposta è già arrivata: dalle città. E non perché qualcuno glielo abbia chiesto, ma perché è logico che quando si parla di comunità territoriali le città stiano in prima fila. Se l'Europa delle regioni è il progetto del futuro, l'Europa delle città è quanto di meglio ci offre la nostra comune storia per costruire quel futuro. Trieste, a metà tra Venezia e Lubiana, come nesso geografico tra parti che vogliamo unire ha quanto serve per dialogare con entrambe.


La comune storia marittima nell'Adriatico, da un lato; la comune matrice mitteleuropea dall'altro. A dimostrazione che, se delle differenze esistono, queste sono opportunità, non certo limiti. Purché si abbia in mente un buon copione e degli attori disposti a interpretarlo. Se le regioni, quelle amministrative che conosciamo, sono realtà composite di soggettività diverse e diffuse sul territorio, le città rappresentano invece identità più forti e compatte, capaci di imprimere da sempre accelerazione ai processi. Quando si giunga ad una condivisione di finalità e di strumenti. È quanto sta accadendo oggi tra Trieste e Venezia, e che domani dovrà accadere tra Trieste, Lubiana e Zagabria. Non per fermarsi lì, in un ideale quadrilatero della ritrovata concordia, ma per avviare quel principio di aggregazione, di cooperazione sugli interessi comuni che muove la parte migliore della nostra storia. Economica e civile. Starà poi a Venezia di farsi portatrice e protagonista di questo messaggio più verso Ovest, e a Lubiana e Zagabria di estenderlo più verso Est.

 

Invertendo quella dinamica disgregativa che negli anni novanta del secolo trascorso ci ha fatto toccare gli incubi di un passato che credevamo concluso. È una idea di modernità competitiva che va prendendo la giusta forma della collaborazione tra realtà vicine, fatte di affinità e di complementarietà, che vanno comprese e valorizzate in modo nuovo. Come? Facendo massa critica verso i grandi competitori, europei e mondiali. Quelli che giocano le grandi partite e ne determinano gli esiti. A proprio favore. Oggi i numeri contano più che in passato. Se non si ha massa critica non si entra in partita, si finisce nei gironi minori, a disposizione dei grandi che prelevano ciò che serve al proprio tornaconto. La struttura del Nordest italiano, industrioso e benestante, frammentato in piccole imprese e piccole o medie città, con porti, aeroporti e quant'altro, non differisce da Slovenia, Croazia e Austria occidentale. Sono terre di mezzo tra grandi agglomerati territoriali, polarizzati su Milano, Monaco, Vienna, Budapest.


Tutte realtà che competono in Europa e talune anche nel mondo. Dunque stiamo assistendo a una strategia di attacco. Finalmente! Basta coi lamenti di un localismo chiuso a ogni cambiamento. Lasciamo il campo libero alle idee più innovative. Quelle che creano nuove infrastrutture, fisiche o relazionali, allargando la dimensione dei propri mercati ed elevando la qualità dei propri prodotti. Creando cioè le condizioni per dare competitività alle proprie imprese, accessibilità ai propri territori, per attrarre investimenti alla ricerca di contesti favorevoli. Di produzione e di vita. Sì, perché stiamo parlando in tutta evidenza di una chiara azione di marketing territoriale, di livello internazionale, dove le città si assumono il compito di trainare i processi di innovazione.


Perché sono i luoghi meglio attrezzati per farlo. Specie quando operano in sintonia coi territori che le circondano, per offrire di più, non certo per sottrarre qualcosa. Per la prima volta a Nordest ci troviamo di fronte a un vero programma di azione. Fatto di cose concrete, che richiederanno apporti molteplici e specializzati per avere successo. Questo programma è frutto di una consapevole assunzione di responsabilità. Non è una delega né un arbitrio, è un salto di qualità. Un cambio di marcia. Lo sfondo è il principio ci cooperazione, di convergenza. Quello che la Euroregione si propone di realizzare e che due città hanno deciso di interpretare, al meglio della loro tradizione.

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