IL NUOVO ASSE ROMA-PARIGI

Il Presidente della Repubblica Francese parla davanti al suo governo, a seicento giornalisti e al mondo intero dalle sale del Palazzo dell'Eliseo. La sua conferenza stampa è straordinaria per almeno due motivi. Gli permette, in primo luogo, di illustrare meglio e approfondire le linee direttrici del suo programma politico. Gli offre l'opportunità, in secondo luogo, di stabilire un contatto diretto con la stampa, vale a dire con la gente, di cui la stampa è spesso espressione diretta. Nicolas Sarkozy non ha né timidezze né esitazioni: parla per un'ora senza interruzioni, prima di rispondere disinvoltamente alle domande, talvolta insinuanti, talvolta impertinenti, dei giornalisti presenti.


Egli interpreta pienamente il ruolo che la Costituzione del 1958 attribuisce al Presidente della Repubblica Francesce: un ruolo volutamente preponderante, un ruolo propulsore, che trae la propria legittimità dall'elezione democratica a suffragio universale diretto. Il Presidente è un uomo che decide, un uomo che imprime un segnale programmatico forte al proprio governo e che assume la responsabilità, davanti al popolo, di garantire l'esecuzione del proprio programma. Un messaggio centrale, potente, alimentato da una profonda convinzione personale: l'era Sarkozy sarà caratterizzata dalla tenace realizzazione di una politica di civilizzazione, che si manifesterà in ogni aspetto della vita politica, sociale, economica della nazione. Il grande, incisivo cambiamento trae origine da un nuovo, diverso approccio alla vita spirituale e materiale, affinchè "la Francia sia l'anima del nuovo Rinascimento di cui il mondo ha bisogno".


Sarkozy parla con una disarmante coerenza personale e passa in rassegna tutti gli aspetti centrali del suo programma. Cita più volte il sociologo di ispirazione socialista Edgar Morin e menziona i grandi strumenti, le proposte, le soluzioni per l'auspicato cambiamento, attraverso una politica di civilizzazione, che si traduca con riforme vaste nel campo istituzionale, economico, sociale, educativo, sanitario, comunicativo. Il discorso di Sarkozy richiama, per analogia, il "discorso sullo stato dell'unione", che il Presidente degli Stati Uniti pronuncia nel primo trimestre di ogni anno. E il Capo di stato francese lo fa con veemenza, alla ricerca di quella "grandeur" di cui il generale De Gaulle fu a suo tempo ispiratore ed interprete.


Sarà bene che l'Italia presti seriamente attenzione al potenziale di influenza che Sarkozy esercita oggi in campo europeo, anche in relazione al momento particolarmente felice dei rapporti fra Roma e Parigi. Intesa Mediterranea, cooperazione politica ed economica, sintonia nell'ambito dei problemi di natura extraeuropea. Tale nuova forma di collaborazione fra Italia e Francia fu introdotta, alla fine di novembre scorso, da una sensazionale intervista di Sarkozy su un quotidiano italiano, in cui egli disse: "Amo l'Italia. Per me, è sinonimo di bellezza, cultura, dinamismo economico, una società in cui il genio creativo si esprime come in nessun altro luogo al mondo. A mio parere, l'Italia è senza dubbio il Paese più vicino alla Francia".


Queste parole non sono suscitate soltanto dal suo particolare momento affettivo nei confronti di una bella donna italiana. Riflettono un sentimento di chiara ammirazione e attaccamento al nostro Paese, alle comuni radici latine che, a più riprese nel corso della storia, si stabilì fra Italia e Francia, sulla scia di Maria de' Medici o di Stendhal. Carla Bruni non è la Contessa di Castiglione del nostro secolo e il Risorgimento italiano è terminato da molti decenni, ma l'opportunità, per Roma, di stabilire adesso un legame privilegiato con Parigi è certamente reale. Carpe diem.

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