Il partito a Monfalcone prepara il fronte del sì

MONFALCONE. Se il comitato del “no” affila le armi, i fusionisti dem non stanno certo a guardare, anzi da giorni hanno avviato, in seno al partito, un primo approfondimento su alcuni temi da rilanciare quando prenderà avvio formalmente la campagna referendaria. Assume sempre più concretezza, infatti, lo slittamento di elezioni amministrative a Monfalcone e Ronchi in favore dell’indizione della consultazione popolare sull’aggregazione dei tre enti in primavera, forse anche nella medesima giornata in cui si convocheranno i seggi in altre parti del Fvg, vedi Trieste. L’obiettivo, come spiega il democratico Arturo Bertoli è che «il cittadino opti per il sì o per il no con cognizione di causa e non sulla scia di emozioni agitate». «Si tratta infatti di un passaggio molto importante - prosegue - che può cambiare il modo di vivere il territorio».
Dunque l’area emersa vittoriosa dopo le consultazioni a livello di circolo in materia di fusioni, avvenute il 19 settembre e 9 ottobre scorsi, pare assumere il timone nel percorso che condurrà al referendum. I forum «stanno lavorando per ottenere uno spazio condiviso con gli altri Comuni» contermini e arrivare così a una visione insieme. In particolare quello dell’economia. Nell’ambito della «normale dialettica interna al partito», non sono mancate schermaglie con la segreteria cittadina: proprio Bertoli, tre settimane fa, aveva inviato una lettera a Lucia Giurissa e a numerosi altri iscritti per dissentire dalla querelle rimbalzata su queste colonne. In particolare erano risultati sgraditi alcuni giudizi espressi sui fusionisti e si stimolava la segretaria a «esprimere una leadership» anziché «scadere in polemichette». «Nessun processo - così lo stesso Bertoli -, ma solo alcune osservazioni in un normale scambio di opinioni: si tratta di cose che accadono in politica». «Lucia è giovane - conclude - e io un vecchio che ha voluto solo metterla in guardia».
A rilevare che in partito la posizione non è univoca, l’ex sindaco Gianfranco Pizzolitto: «Il Pd ha detto la sua in fatto di fusioni, ma poi in alcune circostanze ci si è comportati diversamente. Esempio: si va in aula a Staranzano e si dice che si è pro aggregazione, ma poi per alcuni cavilli si vota no. Ma come, ci si preoccupa di esser lesi nella democrazia e poi si vota contro il referendum, che è la massima espressione del diritto di dire la propria?». «Quello della fusione di Comuni - continua - è un tema presente da anni nel partito, ne è prova la tesi di laurea di Michele Degrassi, una figura che mi pare sia stata importantissima per la sinistra». «Io vedo - conclude Pizzolitto - molti tatticismi e alchimie in campo, ma il rischio è di perdere un’occasione irripetibile: fusione significa prima di tutto mettere in circolo uno sviluppo coeso del territorio, rilevante sotto i profili logistico e urbanistico. Al di là dei servizi, che andranno mantenuti nella qualità, ci saranno in gioco potenzialità magnifiche».
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