Il Pdl si lecca le ferite «Pagato a caro prezzo l’errore Antonione»

Sotto le acque chete e le dichiarazioni di circostanza, il Pdl triestino inizia a ribollire. Il partito si trova ad affrontare i postumi del voto, che in provincia non ha dato risultati esaltanti, e a tirare le fila di un lungo periodo di divisioni e sfide interne. Nelle prossime settimane il “caso Trieste” potrebbe arricchirsi di nuovi capitoli. «A breve ci riuniremo e faremo le nostre valutazioni», assicura il consigliere regionale uscente Piero Tononi.
Alcuni elementi aiutano a inquadrare il cambio di equilibri verificatosi all’interno del partito. C’erano una volta i “quattro moschettieri” del Pdl triestino in consiglio regionale: Tononi, Maurizio Bucci, Piero Camber e Bruno Marini. Di questi soltanto l’ultimo tornerà a sedere tra i seggi dell’assemblea nella legislatura appena iniziata.
Quelli che dovevano sostituirli, Everest Bertoli e Claudio Giacomelli, hanno cumulato un pareggio di preferenze (961 voti a testa) ma restano fuori dal palazzo. Espressione rispettivamente dell’anima forzitaliota e aennina del partito, hanno avuto sostegni “inaspettati”. Il consigliere comunale Paolo Rovis, forzista doc, ad esempio ha appoggiato Giacomelli: «Non esistono più gli “ex” - dice -. Siamo tutti del Pdl. Claudio è un amico e una persona estremamente seria e corretta».
La “decimazione” dei rappresentanti consegue a un sostanziale calo dei consensi. Al netto del boom della Lista Tondo, il Pdl si è ritrovato alle spalle del M5S. Una botta che stride con le prestazioni più vigorose registrate dal partito nelle altre province. E che non resterà senza conseguenze.
Il coordinatore regionale Isidoro Gottardo nei giorni scorsi aveva sottolineato la necessità di «maggiore collegialità» nelle scelte, fermo restando la figura «insostituibile» di Giulio Camber.
Secondo Piero Tononi «le scelte del Pdl a Trieste sono sempre state collegiali. Io stesso, pur provenendo da An, mi sono sempre confrontato con Camber. Semmai la condivisione è mancata quando si scelse di candidare a sindaco Roberto Antonione, a dispetto della chiara indicazione del Pdl locale per la mia persona».
Anche Bucci ricorda il caso Antonione: «Una brutta parentesi. Ora abbiamo bisogno di facce nuove che riportino i nostri elettori nelle urne». Secondo l’ex consigliere la ricerca di nuovi protagonisti va affiancata alla “tutela” dell’esperienza: «Giulio Camber? È un’intelligenza politica eccezionale, un uomo della mediazione e dell’accordo. Ma non è mai stato lui la faccia di Forza Italia prima e del Pdl poi. Semmai è la testa». Per Bucci i prossimi anni dovranno essere dedicati alla formazione di nuove leve: «Tra i consiglieri circoscrizionali ci sono tante persone oneste e serie. Bisogna formare nuove leve, evitando il dilettantismo grillino, per presentarsi al prossimo appuntamento elettorale con un candidato sindaco forte e una squadra coesa. Bertoli e Giacomelli? Hanno fatto la loro gara e dimostrato pari capacità». Tononi aggiunge che il risultato è dovuto anche a scelte politiche regionali: «Senza nulla togliere a Tondo, siamo stati penalizzati da iniziative come l’Ater unica regionale o la sede dell’Azienda sanitaria a Gorizia. Tirarle fuori nell’ultimo anno non ha aiutato in termini di voti. Forse siamo stati troppo amministratori e troppo poco politici».
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