Il pilo veneziano scelta identitaria

Venezia l’ha eretto, Napoleone l’ha demolito, l’Austria al suo posto ci ha messo un lampione a tre fiamme. Nei tre vertici sta la storia del pilo, o colonna di San Marco, elemento non accessorio della nuova piazza della Repubblica. Fino a questo momento l’unica certezza è la collocazione del manufatto che dovrebbe sovrapporsi al punto originale. I veneziani erigevano il pilo in tutte le piazza principali dei comuni amministrati e attorno al pilo si tenevano cerimonie festose e non, si amministrava la cosa pubblica e perfino la giustizia.
Da qui l’identificazione del pilo anche come “colonna infame”, elemento che ha ispirato pure il Manzoni.
Ma a Monfalcone non c’era e non c’è nulla di “infame” nel riflettere sul pilo.
Anche ieri dagli interventi portati alla presentazione della mostra sul progetto è rimbalzata più volte la parola identità, termine che talvolta irretisce certi animi. L’identità è semplicemente conoscere il punto di partenza di ciascuno di noi. E dunque la domanda sorge spontanea: i monfalconesi si sentono più veneziani o austriaci? Ci sono questioni più serie, d’accordo, ma pure di leggerezze abbiamo bisogno.
In qualche modo, nelle prossime settimane, verrà chiesto ai monfalconesi: di quale pilo sei?
Visto il probabile esito del sondaggio e il pragmatismo cui devono attenersi i progettisti (i soldi non bastano mai) ci si accorderà su un compromesso: una colonna in acciaio variamente stilizzata e al posto della capoccia la riproduzione tridimensionale del leone marciano originale esposto nell’atrio del municipio.
Potrebbe pure essere ripescato (sempre per questione di bori, per dirla alla veneziana) il lampione nuovo di zecca che la giunta Pizzolitto aveva acquistato per smussare gli spigoli progettuali dell’attuale piazza, la cui ultima piastrella - dalla tenuta di una fetta biscottata spalmata da Nutella - è stata posata nell’estate del 2006 e ha cominciato a sbrecciarsi nell’autunno dello stesso anno. Per i cercatori di tesori non c’è trippa perché il lampione giace sconsolato all’interno dell’ex macello di Panzano, deposito comunale. Non abbiamo verificato l’esattezza di questa indicazione, ma escludiamo che qualcuno si sia portato a casa, nel frattempo, il suddetto lampione. Dunque, evviva il pilo se siamo veneziani, ma agli austriacanti va garantita pari dignità e allora, se i nostalgici di Franz dovessero risultare maggioranza mettiamoci il lampione e festa finita. Magari spunta pure qualche napoleonico e, in quel caso, sarebbe un problema metafisico celebrare un’assenza.
Quanto ai globalizzati non sappiamo che dire. Ma forse una soluzione potrebbero essere le speciali luci a led molto futuristiche con cui si intende illuminare la piazza.
C’è infine la questione della fontana che dovrebbe chiudere la piazza sull’asse via Rosselli-via Duca d’Aosta. Qui il richiamo alla roggia San Giusto dovrebbe essere automatico. Ma è sul profilo della fontana che si può aprire il dibattito e, soprattutto, come fare per evitare che qualcuno nell’acqua della fontana ci finisca.
Perché c’è un limite pure nel sentirsi veneziani. —
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