Il ponte “curto” si allunga e diventa Passaggio Joyce

La Commissione toponomastica approva la proposta del nome data dalla giunta Il vicesindaco Martini: «Sarebbe stato più facile scegliere il Capo dello Stato»
Di Fabio Dorigo

«Passaggio Joyce». Non ponte. E non “curto”. La passerella su Ponterosso ha finalmente un nome e cognome. La proposta della giunta comunale, dopo la bocciatura dell’intitolazione al comico Angelo Cecchelin (giudicato storicamente indegno di un’intitolazione), è stata approvata ieri dalla Commissione toponomastica dopo una riunione durata due ore e mezza. Il tormentone è così finito. Il ponte curto (nome attribuito a furor di popolo e destinato a sopravvivere nella memoria) diventa così “Passaggio Joyce”. “Passaggio Zois” alla triestina.

L’idea è venuta facile all’amministrazione con la statua di bronzo dello scrittore irlandese realizzata da Spagnoli e situata sull’altro ponte (quello vero) di Ponterosso lungo via Roma. Joyce ha abitato in piazza Ponterosso 3 nel marzo-aprile 1905, in via San Nicolò 30 è nato il figlio Giorgio e ha scritto alcuni racconti dei Dubliners. Inoltre in via San Nicolò 32 c'era la Berlitz School dove insegnava.

In via Sant'Antonio 14 (oggi via Dante) al Caffè Stella Polare lesse al fratello i suoi racconti appena completati. E a pochi metri c’è anche un caffè che porta il suo nome. A Trieste lo scrittore, come lui stesso confessò, si è mangiato il fegato tra osterie e bordelli.

Oltre a scrivere in triestino (con il nome di Giacomo) qui ha terminato l’Ulisse, il romanzo capolavoro della letteratura del ventesimo secolo. «El mulo Zois parlava in triestin», come ricorda in una lettura in uno dei tanti Bloomsday l’attore Maurizio Zacchigna. E così ora sarà possibile immaginare, il prossimo 16 giugno, il passaggio di Leopold Bloom sulla passerella che porta il nome del suo autore.

Un Bloomsday che Dublino o Zurigo (dove Jocye è morto) si sognano. I pensieri di Leopold Bloom sul ponte “curto”. Perché “curto” resta il Passaggio Joyce nell’immaginario popolare.

Una “scorciatoia” più che un passaggio. «Sarebbe stato più facile scegliere il presidente della Repubblica che dare un nome a questa passerella», scherza il vicesindaco Martini che presiede la Commissione toponomastica (“topo no mastiga”, come l’ha ribattezzata qualcuno sul web). Alla fine però hanno avuto il coraggio di dare un nome di prestigio e non un semplice aggettivo. Joyce piuttosto che “curto”. «La proposta che noi abbiamo fatto è stata quella di chiamarlo Passaggio Joyce» scandisce lentamente la Martini regalando una certa suspence all’annuncio tenuto segreto fino a ieri pomeriggio. Meglio non ripetere la figuraccia fatta con Cecchelin ed evitare un’altra coda di polemiche. Che ci sarà sicuramente.

I motivi della scelta di Jyoce? «Lui ha gravitato sempre molto nel Borgo Teresiano e ha abitato lì vicino. C’è pure la sua statua a ricordarlo» spiega il vicesindaco. Una scelta internazionale. «La commissione, che non ha eccepito sulla proposta della giunta legata a Joyce, ha ribadito il fatto che non c’è a Trieste questa consuetudine di intitolare i ponti. E anche vero che era tanto che non si inaugurava un ponte» aggiunge il vicesindaco. L’intitolazione è ormai cosa fatta. La proposta dovrà essere sottoposta alla conferenza dei capigruppo. Dopo ci sarà la delibera di giunta che assegnerà alla passerella su Ponterosso il nome definitivo dello scrittore irlandese. Un passaggio “curto”dopo una lunga attesa.

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