Il ponte di Marano si farà: lavori ripartiti dopo 7 mesi

/ MARANO

Ripartiti, dopo sette mesi di stop, i lavori del ponte sul Canale Molino (Pescaria Vecja) a Marano, infrastruttura che collega le due zone del paese strettamente legate al turismo, oggi collegate provvisoriamente dal ponte Bailey.

L’amministrazione comunale ha trovato la soluzione per la ripresa dei lavori di rifacimento del ponte, fermi dopo la richiesta di concordato preventivo in continuità di una delle ditte facenti parte dell’Associazione temporanea d’impresa (Ati), la Brunelli Placido Franco di Rovere Veronese, la stessa della rotonda di Porpetto. Il 6 agosto il Comune di Marano aveva firmato l’autorizzazione all’avallimento, termine giuridico con cui si autorizza il subentro di una ditta a un’altra, che si avvale delle competenze di uomini e mezzi per la prosecuzione dei lavori. Tutto è stato possibile grazie alla sinergia tra l’amministrazione di Marano e la direzione Infrastrutture della Regione.

«Con la sottoscrizione del nuovo contratto che modifica quello d’appalto con l’Ati composta da tre ditte – spiega il sindaco, Mauro Popesso –, la nuova impresa che va a sostituire quella in concordato, può operare nella prosecuzione dei lavori edili del ponte (consolidamento delle fondamenta e delle strutture esistenti). Si proseguirà con il montaggio del manufatto, che sarà saldato in loco, e il suo posizionamento in sede. Termine dei lavori entro fine anno, meteo permettendo. Voglio ringraziare l’ufficio tecnico comunale e la direzione Infrastrutture della Regione per il supporto dato nella soluzione di questa vicenda».

Nel frattempo è stata rimodulata la viabilità tra il centro e la zona del ponte Bailey, unico collegamento tra il centro storico e alla zona sud di Marano dove si trovano attività economiche, il centro visite della Riserva e abitazioni, per ridurre i disagi ai cittadini. La nuova struttura, che ha un costo di 700 mila euro, doveva essere ultimata il 30 giugno 2020, ma la consegnata è stata posticipata di due mesi a causa del lockdown e una delle imprese appaltatrici è entrata in concordato preventivo in continuità (una sorta di commissariamento per evitare il fallimento), bloccando così i lavori. —

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