IL PRIMO TEMPO DELLA CRISI
Se è vero che il Capo dello Stato ha per le mani non una crisi politica ma una crisi di sistema, allora dobbiamo leggere quello che accade con una chiave diversa. Non è caduto solo un governo, declina un’idea del centrosinistra, quella dell’Unione come sua raffigurazione politica. Il centrosinistra non muore, ma affronta una trasformazione sofferta. Ma per la legge del sistema, la crisi che oggi colpisce l’Unione domani potrebbe coinvolgere il centrodestra. È la questione che troppi sottovalutano. La caduta del prodismo rappresenta solo il primo tempo o, se vogliamo, il primo colpo. La logica del sistema e quella del tempo che passa implicano che il secondo colpo arriverà, sia pure in un momento successivo, e potrebbe coinvolgere l’altro polo, il centrodestra. Naturalmente, esso penserà che è meglio affrontarlo stando al governo, come è possibile che sia dopo il voto. Ma questa visione a breve termine si può capire in Berlusconi che ha fretta di ottenere la rivincita per ragioni d’età. Non è detto valga per una coalizione che dovrebbe guardare all’Italia.
Ha osservato Roberto Weber in un bell’articolo di pochi giorni fa che Prodi è caduto per un deficit di consenso nel Paese. È vero. E occorre comprendere come ci è arrivato. Le questioni sembrano essenzialmente due: l’idea che si potesse fondare una nazione sul riconoscimento di doveri condivisi di cui le tasse sono state l’icona, senza capire che un Paese frammentato oggi risponde soprattutto al richiamo dei diritti; la questione dell’interesse generale che precede quello individuale, quindi il risanamento che anticipa la soluzione dello squilibrio che si è creato nel Paese, cioè la questione sociale causata dal costo della vita, dalla competizione globale, dall’incertezza. È la vulnerabilità sociale che ha aperto lo spazio per le manovre che hanno fatto esplodere le contraddizioni della formula politica su cui Prodi si reggeva e che si estendeva dalla sinistra antagonista al centro ex democristiano di Mastella e Dini. L’assetto della coalizione si è spezzato non perché sia saltato il collegamento con il Paese, ma il collegamento consunto con un Paese sfiduciato, ridotto «a coriandoli», ha fatto da incubatore alla crisi politica. Il deficit è di rappresentazione. Del resto, è difficile aggregare, sintetizzare gli orientamenti di una società individualizzata. Direbbe lo studioso Pierre Rosanvallon: è la contraddizione tra il principio politico e sociologico della democrazia.
Ma il centrodestra pensa di essere immune da questa tensione? Prima della fine del governo Prodi, anche il campo della Casa delle libertà era scosso dalle divisioni per la leadership, oggi miracolosamente ricomposte. Berlusconi sembra archiviare la nuova forma partito inventata sul predellino dell’auto, il Popolo delle libertà. La ricerca di identità e visibilità di Fini e Casini svanisce, ma rispondeva a una domanda di ripensamento profonda. C’è da immaginare che la resa dei conti sia solo rinviata a dopo le elezioni. Inoltre, la coalizione dovrà allargarsi: Berlusconi dovrà fare posto a Mastella e Dini, dovrà accogliere Storace e Rotondi. La prossima Cdl si presenta come un mosaico dai mille pezzi, proprio com’era l’Unione, e con un’identica necessità di una vittoria netta in Senato, se non vorrà cadere vittima a sua volta dei ricatti. Nessuno ricorda che la Finanziaria di Prodi ha stabilito che il prossimo governo sarà composto di 12 ministri per ridurre i costi della politica: due sono prenotati da Dini e Mastella, uno forse da Storace, cosa resterà agli altri? Infine, il referendum slitterà in avanti a causa del voto, ma poi tornerà in scena. Potrà Berlusconi disinnescarlo con una riforma della legge elettorale senza un accordo con il centrosinistra?
Come si vede, la crisi è di sistema perché invertendo i fattori (Cdl e Unione ai posti di governo e opposizione) il prodotto non muta. Il malessere della nostra democrazia origina dalla sua bassa governabilità. Quale ricetta ha in mente Berlusconi per rispondere agli stessi problemi che aveva di fronte il centrosinistra? A parte il fatto che quella ricetta era stata sconfitta, sia pure di poco. Ma davvero l’Italia si rimette in moto con il ponte sullo Stretto, la legge sulle intercettazioni, l’azzeramento dell’Ici quasi annullata già da Prodi, come ha sostenuto Berlusconi? Teniamo presente che entriamo in una fase economica mondiale di rallentamento della crescita. Senza contare che l’antipolitica investe con la sua delusione tutti i partiti. La crisi di sistema rischia di riemergere in un secondo tempo, se il centrodestra non darà vita a un rinnovamento di persone e idee. Per l’Unione il momento è molto difficile. Ma non sarà facile neppure per Berlusconi.
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