Il proprietario: per 7 anni mai un problema

Dopo l’operazione effettuata all’Hotel Friuli dalla Guardia costiera di Grado, che nei giorni scorsi ha sequestrato circa 330 chili di alimenti, per lo più prodotti ittici, scaduti o in cattivo stato di conservazione, e altri 1000 chilogrammi di alimenti importati da un paese comunitario (stando a quanto riferito, carne proveniente dall’Austria) senza seguire le procedure previste dalla legge, ieri, nella cucina dell’albergo, fatta chiudere gà nei giorni scorsi, c’è stata una nuova ispezione dell’Azienda sanitaria.
«Mi risulta che hanno trovato tutto in regola – spiega Luciano Damiani, proprietario dell’albergo, gestito da una coppia di ungheresi – e spero che a breve si possa riaprire la cucina. La stagione sta iniziando ed è un danno enorme. Sono sette anni che l’albergo è in gestione, e per la prima volta ero veramente soddisfatto. E’ sicuramente un fatto molto sgradevole - prosegue -. Sbagliare è umano, l’importante è che si faccia tesoro degli errori commessi. Ho parlato con i gestori: sono a dir poco dispiaciuti. Gestiscono un grande hotel in Austria, dove i regolamenti sono diversi rispetto all’Italia».
Anche se l’Azienda sanitaria ha verificato che sono state rispettate le sue prescrizioni (successive al sequestro), pesce, carne, e altri alimenti continuano ad essere conservati nei frigoriferi dell’albergo, sigillati dalla stessa Azienda sanitaria. A decidere di cosa farne sarà il magistrato della Procura della repubblica di Gorizia, Valentina Bossi, che si sta occupando della vicenda.
L’intervento della Guardia costiera di Grado è infatti avvenuto con il coordinamento della Procura goriziana, che ha fatto intervenire anche ’Azienda sanitaria.
I legali rappresentanti della società che gestisce l’albergo sono stati appunto denunciati all’autorità giudiziaria, per la detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione e multati (per un totale di circa 6mila euro) per la mancata tracciabilità dei prodotti, la mancata comunicazione all’ufficio veterinario comunitario dell’introduzione di alimenti in Italia, e la mancanza del piano di autocontrollo.
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