Il ragazzo dal sorriso gentile legato per sempre al papà dopo aver perso la mamma

Riki era un ragazzo ben voluto negli ambienti di cinema, musica e teatro in cui aveva lavorato Valenti Omero (ShorTS Film Festival): «Amava condividere la sua grande cultura umanistica»

TRIESTE. Il sorriso che regalava a quanti lo incontravano celava un forte disagio. Della sua vita privata, della sua quotidianità con il padre, di quello che accadeva una volta chiusa la porta del loro appartamento di via Giulia, poco si sapeva. Del suo dolore, per la perdita della madre, preferiva non parlare. E le rare volte in cui la discussione si avvicinava a questioni più personali, intime, Riccardo Visintin si trincerava dietro a una battuta o cambiava discorso. Conosceva molta gente, ma in realtà soffriva di solitudine.

Riccardo – gli amici lo chiamavano Riky – viveva di grandi passioni: il cinema in primis, ma anche la musica e il teatro. Ed è in questo contesto che da oltre 20 anni collaborava con realtà quali Maremetraggio prima e ShorTs International Film poi, e, ancora, con la Cappella Underground e con il webmagazine di Fucine Mute. Collaborazioni che gli avevano consentito di diventare giornalista pubblicista. Lavori saltuari, comunque, talvolta anche in qualche call center, mai nulla di stabile che gli consentisse anche un’autonomia economica dal padre. Dopo il diploma all’Istituto magistrale, Riccardo non aveva inteso proseguire gli studi, ma non ha mai smesso di studiare la storia del cinema e del teatro. Incontrandolo per strada, era inevitabile vedere tra le sue mani mensili di settore, riviste specializzate o fumetti.

Aveva un debole, inoltre, per la musica italiana: negli anni aveva assistito a molti concerti dal vivo, e alla fine dell’esibizione non se ne andava fino a che non riusciva a farsi scattare una foto con gli artisti. Conservava gelosamente quegli scatti con tanto di autografi in una scatola, e talvolta amava esibirli agli amici. Detestava invece la tecnologia: fino a pochi anni fa non usava neppure il computer, e preferiva invece dettare i suoi pezzi agli uffici stampa con i quali collaborava. La morte della madre quando lui era ancora adolescente aveva segnato la sua vita: da quella perdita, in realtà, non si era mai ripreso. Da allora il rapporto tra lui e il padre Sergio era diventato ancora più forte. Li legava un grande affetto, una complicità.

Sergio Visintin era pensionato e negli ultimi anni il suo stato di salute era peggiorato, creandogli anche delle evidenti difficoltà di deambulazione. Chi abita in via Giulia li vedeva spesso rientrare a casa con le loro grandi borse della spesa. «Riccardo era una persona educata, affettuosa, mai invadente e premurosa», riferisce l’avvocato Giancarlo Ressani, residente nello stesso condominio dei Visintin: « Era piacevole scambiare due parole con lui perché era intelligente, curioso, sempre informato, tanto di musica e cinema quanto di politica e attualità. Indimenticabili poi le barzellette che si divertiva a raccontare».

Ressani riporta anche che «lo scorso anno, quando gli ho annunciato che mi sarei sposato, era entusiasta, non smetteva di farmi gli auguri in modo sincero». «Riccardo è sempre stato, semplicemente, Riccardo», ricorda Chiara Valenti Omero, direttrice di ShorTS International Film Festival: «Un uomo eccezionale, buono, disponibile e con un amore per la vita raro. La sua cultura in campo umanistico e cinematografico era immensa. Così come immensa era la sua voglia di condividerla, di donare ogni suo sapere agli altri facendosi benvolere e stimare da tutti».

«A Natale e Pasqua – aggiunge Omero – arrivava in ufficio con ogni prelibatezza per sentirsi parte di un qualcosa, di un gruppo che gli restituiva amore incondizionato». «Fin dalle prime edizioni di Maremetraggio – racconta Maddalena Mayneri, presidente di Cortinametraggio – Riccardo non si perdeva una proiezione con suo padre al Giardino pubblico. E poi una sera, timidamente, mi aveva avvicinata per proporsi come collaboratore. Scriveva molto bene, era una persona simpatica, educata, e da lì iniziò il nostro rapporto: mi seguì anche alla prima edizione di Cortinametraggio».—

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