Il regalo di “nonna Eufemia” ai bimbi che le donavano gioia

L’anziana ha lasciato in eredità la sua casa alla scuola elementare Lona di Opicina «Guardarli giocare nel giardino dalla finestra ha alleviato la mia solitudine»

TRIESTE. Alcuni bimbi, immaginando la sua gioventù, l’hanno ritratta come una ragazza con la valigia in mano pronta a salire sul treno che l’avrebbe portata dall’Istria a Trieste per sfuggire agli orrori del dopoguerra. Altri come una dolce vecchietta intenta a osservare, dalla finestra di casa sua, i giochi dei bambini nel giardino della scuola, distante poche decine di metri dalla propria abitazione. Di certo, per tutti gli alunni della scuola Carlo Lona di Opicina, lei rimarrà nella memoria come “nonna Eufemia”. Una sorta di fatina coi capelli bianchi dei tempi moderni, protagonista di una vicenda che intreccia realtà e fiaba. Perché “nonna Eufemia”, scomparsa all’incirca tre anni fa, negli ultimi giorni della sua vita aveva deciso di compiere un gesto di rara generosità e delicatezza: lasciare in eredità proprio alla scuola Carlo Lona il suo appartamento.

Con una motivazione che ha subito commosso Manuela Nicola, una dei 16 insegnanti, 15 donne e un uomo, che operano nella scuola elementare di Opicina, che comprende dieci classi, due per ogni anno, e che fa parte dell’Istituto comprensivo dell’altipiano. La maestra Manuela, infatti, è stata delegata a presenziare all’apertura del testamento, operazione svoltasi nello studio di un notaio di Trieste. «Per tanti anni – si leggono le volontà di “nonna Eufemia” in quel breve testo – i bambini della scuola hanno allietato la mia vita, per altri motivi non troppo felice, perché da bambina ho dovuto lasciare Portole, la cittadina in cui sono nata, per venire a Trieste. Le finestre della mia casa popolare, costruita nel dopoguerra a Opicina, per accogliere i profughi provenienti dall’Istria, e di questo sarò sempre grata all’Italia, guardano sul giardino della scuola. E assistere ai giochi, ai canti, alle corse dei bambini, ascoltarne il gioioso vociare, farmi rapire dal loro entusiasmo, dalla genuinità dei loro sorrisi, è stata per me una delle cose belle della vita, trascorsa per molti anni in solitudine. Ho perciò deciso – aveva aggiunto la nonnina nel suo testamento – che il ricavato della vendita del mio appartamento, quando non ci sarà più, vada a questa scuola, in segno di riconoscenza per avermi fatto sentire meno sola».

Superato il comprensibile momento di forte emozione nello studio notarile, la maestra Nicola ha riferito il contenuto dell’eredità ai suoi superiori, a loro volta inteneriti dal gesto di “nonna Eufemia”. Finché si è deciso, in occasione della tradizionale festa di fine anno che si svolge nel grande giardino della Carlo Lona, di dare ai bambini un compito nuovo, tanto gradevole quanto coinvolgente: quello di disegnare la loro personalissima “nonna Eufemia”, dando spazio alla fantasia. “Gli alunni – spiega la maestra Manuela – la loro “nonna adottiva”, evidentemente, non potevano averla mai vista. Allora tutti noi insegnanti, con pazienza e utilizzando un linguaggio adatto alla giovanissima età dei bambini, abbiamo raccontato loro le vicende che hanno portato la signora Eufemia e altre decine di migliaia di persone a lasciare le terre dell’Istria per raggiungere Trieste. Abbiamo anche spiegato che il lascito è un segno di grande generosità, la testimonianza di una straordinaria volontà di dare amore e riconoscenza. I piccoli hanno interpretato la storia a loro modo. Ne è scaturito un bellissimo concorso di disegno – sottolinea l’insegnante – al termine del quale abbiamo premiato 21 alunni, due per ciascuna delle dieci classi che formano la compagine della nostra scuola, più uno in assoluto, per la grande creatività dimostrata».

Nel corso della festa di fine anno, i disegni sono stati attaccati tutti su dei grandi pannelli e appesi agli alberi del giardino. In questa maniera, bambini, genitori, familiari e insegnanti hanno potuto vivere l’ultimo giorno di scuola in un’atmosfera da fiaba. “Nonna Eufemia” in alcuni disegni diventa un angelo, che vola alto sopra la scuola, in altri è una vecchietta dai grandi occhi sognanti che sorride, vedendo i bambini sfogare la loro esuberanza nel giardino della scuola. C’è chi si è sbizzarrito nell’immaginare la casa di Portole in cui la loro “nonna adottiva” sarebbe potuta nascere, chi ha immaginato il paese di Portole o la stazione da cui è partito il famoso treno.

Del resto gli alunni della Carlo Lona sono costantemente coinvolti in attività extrascolastiche che hanno la finalità di accompagnare il programma didattico con eventi di natura sociale e benefica. «Quest’anno per esempio – riprende Manuela Nicola – nel corso del mercatino di Natale abbiamo raccolto una significativa somma da destinare agli alunni di una scuola che opera nel Sud dell’India ed è sostenuta dal progetto curato dalla onlus “Associazione pro India del Sud”, l’Apis, con la quale siamo gemellati». Di certo, l’insegnamento generoso di “nonna Eufemia” rimarrà nei cuori dei 160 bambini della Carlo Lona.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo