Il responsabile Tropea: «Cresciuto il fabbisogno ora si apre ogni giorno»
«Finita la prima ondata, con l’intervento degli aiuti di Stato immaginavamo che a poco a poco la situazione sarebbe rientrata, come effettivamente è avvenuto all’Emporio di Gorizia, ritornato ai numeri di utenza del pre pandemia, invece qui non è accaduto, forse perché Monfalcone è una realtà un po’ particolare», spiega Adriano Tropea, referente dell’Emporio della solidarietà intitolato ad Achille Colautti, sindacalista ronchese. Un po’di numeri, per capirsi: a settembre 2019 i “clienti” al civico 44 di viale Verdi erano 180, con punte di 190 conteggiando i fruitori una tantum. Prima impennata post virus il giugno successivo: 277 utenti. Oltre 290 a ottobre 220. Ora si viaggia sui 238 nuclei sostenuti.
«C’è un’ottima sinergia con il Comune e i servizi sociali – spiega Tropea – nella gestione delle varie situazioni. L’impressione è che Monfalcone abbia subito il blocco delle aziende causato dai lockdown, in particolare le maestranze dell’indotto. Prima della pandemia c’era una grossa fetta di utenza straniera, ma molti migranti sono rientrati in patria e si assiste ora al consolidamento di assistiti italiani. Persone che prima del 2019 non avevano alcuna difficoltà ad arrivare a fine mese». Il fronte che i volontari temevano di più era lo sblocco dei licenziamenti, ma «in realtà è difficile dire quali scenari si prospetteranno perché la crisi non è finita», riflette Tropea. In effetti, se si pensa che le persone beneficiarie della spesa dell’Emporio sono complessivamente 650 si intuisce che il fenomeno a Monfalcone ha assuntouna dimensione propria. Non a caso, tranne tre venerdì di fila (il 24, 31 e 7 dicembre), i volontari opereranno pure durante le festività di fine anno. E a differenza di un tempo, la struttura di viale Verdi resta aperta ogni pomeriggio, non più solo tre volte alla settimana. Un indice, anche questo, dell’accresciuto bisogno. —
Ti. Ca.
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