Il rione: «Diteci cosa si respira in città»

di Laura Borsani
Servono garanzie per la comunità monfalconese sulla salute pubblica. Ora che l’inchiesta sulla maxi-truffa dei rifiuti ai danni della centrale A2a ha portato a galla un traffico di sansa falsamente certificata come materia prima di biomasse, bisogna sapere cosa respira la città. Parte dal quartiere Enel e dalle forze politiche una richiesta forte di trasparenza e chiarezza. Perchè le rassicurazioni di A2a non sono bastate a chiarire i dubbi sulla effettiva efficienza dei controlli attualmente eseguiti in relazione alla tipologia delle sostanze emesse e alla comunicazione trasparente dei dati, sulla volontà o meno di costituire un Osservatorio preposto al monitoraggio della centrale.
E a premere, chiedendo certezze, sono in primis i residenti del quartiere che ospita l’impianto, con il presidente dell’Associazione rione Enel, Adriano Bernardel. «Ciò che vogliamo - spiega - sono precise garanzie in ordine alla salute pubblica. È un problema che va ben oltre al rione, abbraccia l’intera città e il mandamento, poichè le ricadute delle emissioni si espandono a vasto raggio. Ciò che ci si augura - aggiunge - è che le misurazioni prendano in esame uno spettro variegato». Il presidente evidenzia un altro aspetto: «Riteniamo necessaria la presenza di un ente terzo preposto ai controlli, che possa certificare in base a parametri precisi gli effetti reali delle emissioni prodotte dalla centrale. La salute non ha prezzo». Bernardel intende prospettare queste istanze al direttivo dell’Associazione rione Enel: «Ciò che chiediamo alle istituzioni preposte - osserva - è che possano incidere in modo forte su questa delicata problematica, pretendendo specifiche assicurazioni, anche a costo di assumere decisioni impopolari». Bernardel ricorda un’altra proposta, a proposito dell’indagine in corso, in ordine alla costituzione di parte civile dell’Associazione nell’ambito dell’eventuale processo.
Anche il Gruppo consiliare “CambiAmo Monfalcone», con Gianpiero Fasola e Luigi Blasig, snocciola una sequela di questioni, inserite in un’interrogazione urgente. E chiedono al sindaco «per quali ragioni sia stata nascosta ai cittadini l’informazione che la centrale bruciava rifiuti e biomasse» e «quale autorità abbia dato il placet a una procedura del genere». E ancora i controlli: «Sono stati sottoscritti accordi con Arpa e Ass per un monitoraggio delle ricadute sulla popolazione delle emissioni?». I consiglieri passano in rassegna la conversione a metano chiedendo «per quali ragioni non siano stati rispettati gli impegni». Chiedono «se l’amministrazione non ritenga di procedere per le vie legali contro A2a per le eventuali responsabilità dei suoi dipendenti». E infine «se non si ritenga, in via cautelativa, di emanare un’ordinanza per sospendere temporaneamente l’attività dell’impianto finchè non siano garantite la sicurezza delle procedure e la tutela della salute per i cittadini». Insomma, c’è tanta carne al fuoco. Ma intanto il sindaco Silvia Altran, pone alcuni punti fermi. A partire dall’Osservatorio per il monitoraggio: «I nostri uffici - sottolinea - sono pronti a partire con il progetto, per il quale, già ai tempi del mio insediamento avevo avuto garanzie da parte dell’assessore Ciriani e la disponibilità di A2a che, in tal senso, ha maturato un’esperienza simile per l’impianto di Cassano. Si tratta di dare un’accelerata. Ciriani ha poi assicurato che a breve convocherà un tavolo specifico attinente non solo ai controlli, ma all’intera evoluzione dell’impianto».
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