IL RISCHIO ETNICO
Nell'intervista pubblicata ieri il sindaco di Udine ha posto per tempo un problema destinato a riemergere nei prossimi mesi, e cioè la provenienza territoriale del vertice politico del Fvg, affermando che è impensabile che il centrosinistra si presenti alle prossime elezioni con candidato a governatore (Illy) e segretario regionale del Pd (Zvech), ambedue triestini, come se il Friuli fosse solo un portatore di voti. Cecotti dà voce a diffusi malumori fra i friulani i quali lamentano una marginalità politica del loro territorio. A essi fanno da contrappeso preoccupazioni triestine per le rivendicazioni friulane, come è apparso dalle polemiche sull'insegnamento della lingua friulana. Il problema della provenienza territoriale di chi occupa posizioni di vertice accompagna fin dalle origini la vita del Fvg, che non era mai stato un’entità territoriale omogenea e che fu creato per motivazioni politiche di ordine superiore.
All'inizio si trovò una soluzione non scritta nel collocare il capoluogo a Trieste e nell'affidare la presidenza della regione ad un friulano. L'esistenza di partiti strutturati e portatori di valori universali permetteva di mediare fra i diversi interessi territoriali e di trovare soluzioni che, come si diceva allora, promuovessero lo sviluppo dell'intera regione attraverso politiche di riequilibrio territoriale. Il risultato più alto si ebbe con la ricostruzione del Friuli terremotato: per non creare disequilibri con i territori non colpiti, si decise di sostenere anche Trieste. La stessa legge istituiva, oltre all'università di Udine, anche l'Area di ricerca e la Sissa e potenziava l'ateneo triestino. Nonostante le inevitabili contrapposizioni, il sistema politico riusciva a garantire una gestione sostanzialmente condivisa della regione. Poi le cose sono cambiate, perché è venuta a mancare la capacità dei partiti di ricomporre al loro interno aspirazioni ed esigenze divergenti, e si sono marcate le differenze, non essendoci più un luogo negoziale efficiente. Inoltre, un sistema elettorale che esaspera i riferimenti localistici nella scelta degli amministratori non favorisce la visione unitaria degli interessi e delle loro interdipendenze.
Il risultato è che i grandi progetti di questi ultimi anni, dall'Expo al corridoio 5, non hanno coinvolto tutta la regione ma sono stati collocati in una dimensione territoriale e in una prospettiva limitate. Le politiche di settore, inoltre, hanno dato l'impressione di volere rafforzare una sorta di gerarchizzazione dei territori. I rapporti fra Trieste e Friuli non sembrano cambiati e le percezioni reciproche sono spesso rimaste a livello di stereotipi datati. Si ha la sensazione che si lavori non per crescere ma per bloccare la crescita dell'altro; che anziché unire energie si voglia procedere da soli; che si guardi più agli aspetti nominalistici delle cose (come chiamarle, mettere prima Trieste o Friuli, chi citare, ecc.) che alla loro sostanza; che si perda più tempo in conti ragionieristici (quanto un territorio ha avuto) che a fare. Nonostante il XXI secolo e tutta la conoscenza profusa, per tanti triestini il Friuli resta una laboriosa terra agricolo-artigianale. Per tanti friulani Trieste resta la città che tutto pretende e accentra. Ogni parte, poi, ritiene privilegiata e più fortunata l'altra. Gli stereotipi sono duri a morire.
Si può e si deve operare, invece, sul piano delle scelte economiche, sociali, culturali e istituzionali, per evitare l'etnizzazione della politica regionale, il vero pericolo delle prossime elezioni. Che non può essere allontanato con le esortazioni, ma applicando una metodologia collaborativa alla soluzione dei problemi dei singoli territori e dell'intera regione. Se si punta a risultati a somma zero, con uno che vince quello che l'altro perde, si avrà solo la continuazione dei conflitti. Se si pensa solo a dividere la torta si resta tutti insoddisfatti. Si deve invece puntare ad allargare la torta e a risultati in cui tutti vincono. Per non trasformare la prossima campagna elettorale nella contrapposizione territoriale Trieste-Friuli il centrosinistra e il centrodestra dovrebbero costruire al loro interno equilibri soddisfacenti, non tanto di potere quanto culturali.
È più facile fare appello agli umori, alla contrapposizione, ma chi si candida a governare deve dimostrare senso di responsabilità. Anche perché per vincere occorrono sia i voti di Trieste che del Friuli.
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