Il selfie incastra i ladri di motori marini

Incastrati dal selfie. È risultato fatale a due rumeni, F.M. e O.S, arrestati mercoledì in flagranza di reato dai carabinieri del Norm di Monfalcone, l’autoscatto trovato su uno dei loro cellulari, che li aveva in precedenza immortalati con gli stessi vestiti poi recuperati sulla scena di reato dai militari e usati per commettere il furto di quattro motori marini, una centralina, un serbatoio e due “piedi” (30mila euro di valore complessivo) alla società nautica Tavoloni, nel canale Est-Ovest. Il dettaglio fotografico, infatti, ha potuto ricollegare direttamente al raid, incastrandoli, i due ladri. Che, a distanza di svariate ore dal furto e ormai braccati, cercavano di scappare mescolandosi agli operai della Montecarlo yachts. Gli inquirenti ritengono assai probabile che ad agire ci sia stato almeno un altro uomo, ancora ricercato.
Plauso alle forze dell’ordine da parte del presidente della Tavoloni Giovanni Quarello «per la tempestività e tenacia investigativa». E in effetti si è trattato di un’estenuante “caccia al ladro”, durata un’intera notte e che ha visto mobilitati sul campo, oltre ai carabinieri del comandante Daniele Panighello, anche Polizia e Guardia di finanza. Gli arnesi impiegati dai due Lupin sono stati posti sotto sequestro, il bottino, invece, verrà restituito ai legittimi proprietari, piuttosto inviperiti per il “prelievo”: uno di loro, il titolare dei “piedi” sottratti, era già alla seconda sostituzione del pezzo che regge l’elica del motore, facilmente rimovibile con un cacciavite.
Secondo una prima ricostruzione, tutto ha preso avvio dopo l’1.30. Approfittando dell’oscurità i malviventi, presumibilmente penetrati alla Tavoloni da un piccolo cancello, manomesso forse con un coltellino e poi trovato spalancato dai soci, sono saliti sul barchino della società ormeggiato sul pontile e senza indugio si sono diretti agli scafi in acqua. Tutto è filato liscio fino al terzo motore marino. È invece al quarto, un propulsore del peso di 250 chilogrammi a bordo di un’imbarcazione custodita nell’invaso, che le cose si son messe di traverso per i rumeni. Infatti, ignorando che il motore era stato preventivamente assicurato a un dispositivo anti-intrusione, i ladri senza averne intenzione hanno finito col far scattare l’allarme, mettendo sulle loro tracce i militari. Mentre infatti la banda stava asportando il propulsore, un sos è rimbalzato verso le 2 alle centrali operative delle forze dell’ordine. I primi ad accorrere sono stati carabinieri e poliziotti, che hanno sentito provenire dagli ormeggi rumori inequivocabili. Quindi le Fiamme gialle.
Intuendo dai movimenti che rischiavano d’esser acciuffati, i ladri hanno messo in atto una serie di accorgimenti per sfuggire alla cattura. E inizialmente buio e nebbia hanno giocato a loro favore. Ma i militari di Panighello, intraprendendo con la banda una “partita a scacchi” psicologica e contando sul fatto che prima o poi i malviventi avrebbero dovuto per forza percorrere l’una o l’altra delle vie di fuga hanno attivato tutti i posti di blocco. Così, dopo oltre sei ore di appostamento, i carabinieri sono riusciti a stanare i due ladri. Che, cambiatisi gli abiti bagnati, cercavano a bordo di un’auto con targa rumena di mimetizzarsi tra gli operai a fine turno. «La vettura ha insospettito la pattuglia - riferisce Panighello -, facendo scattare il controllo. Nel bagagliaio è stato trovato qualche vestito e seguendo le tracce lasciate dalla vettura infangata siamo riusciti a risalire agli arnesi usati nel colpo e ai vestiti bagnati, occultati nella vegetazione. Combinazione, in uno dei cellulari dei ladri abbiamo trovato una foto in cui i due erano ritratti con gli stessi abiti di “lavoro” e ciò li ha inchiodati». Il Norm, a bordo del medesimo barchino della Tavoloni, ha poi raggiunto il braccio di un canale morto prossimo alla Sr 14 (e a essa collegato pure da un sentiero che costeggia la ferrovia), recuperando l’intera refurtiva e procedendo finalmente all’arresto per furto aggravato di F.M e O.S.
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