Il sì alla Tav travolge il Movimento 5 Stelle in Fvg, Menis medita l’addio

TRIESTE Sono partiti assieme, coltivando con convinzione il sogno grillino. Uno ha fatto più strada, tanta più strada, può diventare perfino ministro. L’altro si è fermato a Trieste. Ma Paolo Menis, consigliere comunale, non ne fa una questione di carriera. Sono i valori del movimento che contano, insiste. E quando ha temuto che l’amico Stefano Patuanelli potesse prendere un’altra rotta, su un fronte decisivo come quello della Tav, Menis ha scritto un post molto duro, ieri mattina, su Facebook. Con tanto di avvertimento: se non si cambia linea politica, lui, pentastellato della prima ora, se ne potrebbe andare.
La premessa è la decisione del premier Giuseppe Conte di aprire alla Torino-Lione. A deludere Menis è però il fatto che «il capo politico del M5S si adegua affermando che sarà il Parlamento a decidere (Ponzio Pilato non avrebbe saputo far di meglio, sapendo che la maggioranza è favorevole all'opera)». Menis spiega di aspettarsi che il ministro Toninelli si dimetta, «visto che la sua analisi costi benefici diceva che l’opera avrebbe un impatto negativo», ma si augura anche che Patuanelli, «pur essendo la persona più adatta, non accetti, a queste condizioni, di sostituirlo». Menis non arriva a parlare di tradimento. Ma «è il momento più difficile della mia esperienza nel movimento» e i toni sono forti quando all’appello ai vertici a non cedere sulla Tav segue un’amara riflessione: «Restare nel governo che non blocca la Torino-Lione vuol dire rinunciare a combattere per un Paese migliore, dopo essersi turati il naso su Tap e Ilva». Andasse così, «mi risulterà difficile continuare a stare nel M5S.»
Menis comunica il suo pensiero via social dopo aver scambiato dei messaggi al telefono con il senatore. «Nulla di rassicurante, purtroppo», dice senza entrare nei dettagli, ma dando l’impressione dei titoli di coda di un rapporto che dura dal 2005. «Era agosto - ricorda il consigliere comunale -. Patuanelli aveva fondato il meetup di Trieste, ci siamo scritti e incontrati. Da quel momento le nostre relazioni sono andate al di là della politica». Paolo e Stefano si sono candidati nel 2011 e, insieme, sono entrati in Consiglio comunale. Nel 2016 Menis si è poi candidato sindaco ed è rientrato in municipio, mentre Patuanelli ha deciso di saltare un giro, pronto per provare, nel 2018, la via del Parlamento (da eletto non avrebbe potuto farlo). In questi mesi, uno al piano alto di capogruppo a Palazzo Madama della corposa squadra di senatori grillini, l’altro a fare opposizione a Dipiazza, «il rapporto è stato abbastanza buono - racconta Menis -. Gli ho dato una mano per tenere i contatti locali, ma l’ho anche aiutato nell’incarico di responsabile di “Lex Iscritti”, l’applicazione della piattaforma Rousseau che consente di presentare proposte di legge ai nostri parlamentari».
Patuanelli, sulla Tav Venezia-Trieste, non dava intanto alcun segnale di cedimento. La «pietra tombale» la sua sintesi quando, a fine 2018, la commissione Lavori pubblici dava il via libera allo schema di contratto di programma 2017/21 tra il ministero delle Infrastrutture e Rete ferroviaria italiana, un documento nel quale non compariva il detestato progetto in Carso. Possibile che il capogruppo abbia cambiato idea, anche se si parla di un’altra Tav? «Non credo», risponde Menis. Tuttavia, aggiunge rivolto anche a Di Maio, «i compromessi in politica si fanno, ma alcune questioni identificano una forza politica. E il M5s è identificato anche dal no alla Tav». —
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