«Il Sigillo, un bel fulmine a ciel sereno»

L’onorificenza del Comune a de Incontrera: «Mi ripaga per ciò che non ho potuto fare in questa città»
Lasorte Trieste 21/05/13 - Salotto Azzurro, Sigillo a Carlo de Incontrera
Lasorte Trieste 21/05/13 - Salotto Azzurro, Sigillo a Carlo de Incontrera

«È un riconoscimento che giunge decisamente inaspettato, un gran bel fulmine a ciel sereno. L’impressione è che si voglia in qualche modo darmi ora ciò che non mi è stato dato un tempo». Ha commentato così, il compositore e musicologo Carlo de Incontrera, l’attribuzione del sigillo trecentesco della città che ieri il sindaco Roberto Cosolini gli ha consegnato nel corso di una cerimonia nel Salotto azzurro del Comune. Era emozionato il maestro, per questo riconoscimento giunto tardivamente da parte di una città che, lo ha ammesso lo stesso sindaco, non ne ha compreso mai appieno la levatura. De Incontrera, ha detto Cosolini, è stato «troppo bravo per poter lavorare a Trieste e il sigillo trecentesco, un modo per testimoniare gratitudine e stima verso quei concittadini che hanno dato lustro a Trieste in campo culturale e artistico, è il riconoscimento di una terra che spesso ha lasciato andar via i suoi migliori talenti per palese sottovalutazione, per l’incapacità di una certa Trieste di apprezzarli, incapacità che mi auguro questa città abbia definitivamente superato».

Da parte sua de Incontrera, nonostante le frizioni e gli infiniti vagabondaggi che lo hanno portato a crescere e affermarsi artisticamente altrove (ha lavorato tra l’altro per la Fenice di Venezia, per la Scala e il Piccolo Teatro di Milano, a Ferrara, Monfalcone, Udine, Pisa e all’estero, da Parigi a Montréal), ha confermato di sentire ancora, forte come un tempo, il legame con questa sua città natale, che lo ha visto finora solo nelle vesti di docente al Conservatorio e all’Università. Trieste è stata per il maestro un po’ come suo padre, al quale ha dedicato questo sigillo: «Mio padre, uno studioso di storia patria immerso in un passato che riteneva perduto, guardava al mondo contemporaneo con grande diffidenza e si dimostrò sempre molto contrariato nel vedere che la mia attenzione era rivolta al presente e alle avanguardie artistiche. Non fece mai nulla per impedirmi di seguire la mia strada, ma non venne mai a vedere una mia manifestazione, cosa che mi causò un certo dolore. Ma dopo la sua morte, avvenuta nel 1970, mettendo a posto le sue cose trovai una cartella, con su scritto il mio nome, nella quale erano raccolti con meticoloso ordine tutti i ritagli di giornale che riguardavano ciò che ho fatto. Questa scoperta, il fatto che di nascosto fosse orgoglioso di suo figlio, mi ha ripagato del dolore un po’ come questo sigillo oggi mi ripaga per ciò che non ho potuto fare in questa città e che avrei voluto fare».

Anche oggi de Incontrera, che il sindaco ha detto di aver consultato spesso in questi due anni in un dialogo da proseguire, si è dichiarato pronto a contribuire con le sue competenze all’arricchimento culturale della città giuliana. Anche se «non voglio avere a che fare con consigli d’amministrazione e buchi di bilancio. Io sono un creativo, mi piacerebbe offrire questa mia esperienza alla città, sebbene il momento, me ne rendo conto, non sia dei migliori».

Giulia Basso

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