Il sindaco rilancia l’Uti per il “dopo Ezit”

Roberto Cosolini rilancia la sua idea: l’Unione territoriale intercomunale, meglio nota con l’acronimo Uti, è la migliore soluzione per il dopo Ezit. Cioè, per garantire a un patrimonio di terreni e fabbricati, stimato attorno a 120 milioni di euro, una gestione pubblica governata a Trieste, da Trieste.
Le ragioni, che il sindaco del capoluogo schiera a supporto di una successione dall’impronta chiaramente istituzionale, sono quattro: «Semplificazione dell’apparato amministrativo, no alla costituzione di nuovi enti, sfruttare le competenze di carattere urbanistico dei tre Comuni coinvolti, assecondare operativamente il progetto di “città metropolitana”».
Cosolini imposta il ragionamento che lo accompagna verso l’ipotesi Uti. «Stiamo imboccando la strada della straordinarietà per curare un problema straordinario - dice il sindaco - ma non sappiano ancora quale strumento sarà messo a punto. Credo innanzitutto sia necessario un approfondimento tecnico nel coacervo di leggi nazionali e regionali che s’intreccia nella gestione dell’Ezit». «Il vero nodo - continua il primo cittadino, che ha presieduto l’ente dal 1998 al 2001 - non è la cartella esattoriale, ma la sua situazione strutturale: per campare, Ezit mangia le sue risorse, deve vendere le sue proprietà, non eroga servizi a pagamento come fanno altri organismi analoghi. Le varie giunte regionali, susseguitesi dopo la riforma, non hanno provveduto a creare un fondo di dotazione per le spese correnti, provvedimento che oggi sarebbe impossibile».
«Dobbiamo cambiare - riprende Cosolini in questa sua “rubrica” domenicale - per ragioni strutturali. Ma cambiare con giudizio: liquidiamo un ente con un patrimonio da oltre 100 milioni perchè non paga imposte per 8,3 milioni? Lasciamo incustodite le iniziative in atto, dall’Olcese al trasferimento dei Punti franchi, dalle bonifiche alla reindustrializzazione dell’area di crisi?».
Per tutto questo la risposta di Cosolini all’incredibile defaillance Ezit si chiama Uti, «anche se per ora questi organismi non sono stati costituiti. Ed è anche un modo per conferire a essi ruolo e competenze effettivi». Cosolini fa capire di aver paventato qualche “manovra” mirata a sottrarre il controllo patrimoniale della “eredità Ezit” a Trieste. «Patrimonio costruito utilizzando risorse che normative nazionali e regionali hanno negli anni destinato a Trieste - sottolinea il sindaco - per questo ho apprezzato la risposta che Debora Serracchiani ci ha fornito giovedì scorso, quando ha assicurato che quel patrimonio resterà a disposizione dello sviluppo economico del territorio triestino.
Adesso il prossimo appuntamento, riguardante la tramontante attività istituzionale ordinaria di Ezit, è il consiglio di amministrazione fissato giovedì: potrebbe essere l’ultimo nei 62 anni di vita dell’ente.
magr
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