Il sindaco: «Solo parole sul ridimensionamento del Cara di via Udine»



«Al momento non vedo possibilità di un ridimensionamento del Cara. E pertanto non posso che constatare, ancora una volta, che gli annunci sono rimasti solamente annunci». Il sindaco di Gradisca, Linda Tomasinsig, commenta così la notizia rivelata ieri secondo cui la struttura per richiedenti asilo di via Udine negli ultimi giorni aveva nuovamente superato quota 200 presenze, andando quindi anche oltre la propria capienza certificata. Ciò era avvenuto in seguito al trasferimento di una cinquantina di richiedenti asilo, provenienti non dal Pakistan e dall’Afghanistan ma - fatto anomalo negli ultimi anni - per buona parte dai Paesi del Maghreb. Algerini, marocchini e tunisini che hanno trascorso all’ex caserma Polonio solamente qualche notte, posti in isolamento, per poi venire trasferiti in altre strutture: 25 a L’Aquila e 25 a Teramo.

Nonostante questo movimento in uscita, al momento le presenze nel centro per rifugiati lungo la 305 si attesta sulle 186 unità. «Ben lontani dunque dal promesso e pluriannunciato azzeramento – commenta amara Tomasinsig –. Da Trieste siamo stati informati in merito a consistenti arrivi con trasferimento diretto al Cara per appena pochi giorni per poi smistare queste persone altrove in Italia. Un fenomeno nuovo che conferma l’indispensabilità del Cara per gestire flussi che sono puramente regionali, trattandosi di persone intercettate fra Trieste e Gorizia. Nonostante i proclami del governo regionale, insomma, il Cara di Gradisca non solo non vede ridursi, magari gradualmente, le presenze ma rimane l’unica soluzione d’emergenza a tutti i problemi, impattando in maniera tangibile sul territorio. No, non vedo al momento possibilità di un ridimensionamento della struttura, anche se continueremo a batterci per questo».

Nelle ultime ore sembra essersi alzata la tensione attorno alla struttura con la comparsa in città di alcuni manifesti che criticano aspramente le istituzioni e l’ente gestore sulle condizioni all’interno del centro. —



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