Il tavolo su Portorosega “dimentica” D’Agostino

Vertice operativo sul porto di Monfalcone giovedì prossimo, invitati dalla Regione tutti i soggetti che lavorano nello scalo. Proprio tutti, meno che il nuovo padrone di casa, l’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico Orientale.
Il tema dell’incontro è rilevante, si parla degli interventi infrastrutturali per rendere funzionale il raccordo interno del porto, c’è in preventivo il rinnovamento dei binari e verrà presentato un progetto di fattibilità tecnica ed economica. E visto che la riunione è stata fissata alle 15 nella sede dell’Azienda speciale porto di Monfalcone è evidente che si discuterà anche del grave blocco dei dragaggi di manutenzione del canale di ingresso, fermati dopo il sequestro dei Carabinieri dai Noe per conto della Procura della Repubblica che accusa l’Aspm, responsabile del procedimento, tra le altre cose, di aver mascherato con una manutenzione quello che in realtà era un escavo visto il quantitativo di fanghi (110 mila metri cubi) che non potevano essere riversati a mare.
Ci saranno tutti giovedì, a cominciare dalla Capitaneria di Porto di Monfalcone, poi l’Azienda speciale che farà gli onori di casa, il Consorzio per lo sviluppo economico (che segue il progetto dei binari). Ma anche il Comune di Monfalcone, Logyca Ultimo miglio ferroviario che ha in gestione il trasporto ferroviario in porto e poi gli operatori. La Compagnia portuale, Midolini, Cetal, Mar-Ter, Cimolai fino alla Burgo e Rete ferroviaria italiana (Rfi) visto che il fascio di binari in porto viene collegato con la rete nazionale.
E come detto la direzione centrale Infrastrutture della Regione ha invitato tutti, non si è scordata di nessuno. Tranne che dell’attuale padrone di casa, l’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico Orientale che dal 14 di giugno, come dispone il testo del decreto del Presidente della Repubblica, pubblicato a fine maggio, estende la sovranità dell’Authority da Trieste a Monfalcone con tutte le conseguenze e le responsabilità del caso. Forse non è stato preso sul serio, o valutato solo uno svarione, l’articolo uno delle modifiche al decreto quando al punto 15 Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico Orientale dopo le parole «porto di Trieste» sono inserite le seguenti: «e porto di Monfalcone». O magari la Regione sta prendendo in seria considerazione le parole e gli attacchi dell’ex componente della Commissione trasporti del Senato, l’ex Pd Lodovico Sonego (ora Mdp) che aveva lanciato l’allarme sull’incostituzionalità del nuovo decreto che minerebbe le prerogative di specialità della Regione Fvg con questo decreto, che non avrebbe applicabilità legale, mettendo a rischio la capacità della nuova Autorità di sistema allargata di decidere sulle concessioni portuali?
La stessa Autorithy, più volte anche qualche mese fa attraverso il segretario generale, Mario Sommariva, aveva bocciato questi timori come «sciocchezze» spiegando che proprio il lungo tempo servito per partorire questo decreto era la prova che si è voluto fare un provvedimento senza errori e con pieno valore. Il presidente Zeno D’Agostino, incontrato qualche sera fa all’aeroporto di Fiumicino, poco prima di prendere il volo di rientro a casa a Verona, scuote la testa e allarga le braccia esasperato più che stupito. «Non ne sapevo nulla di questa riunione, che le devo dire? La Regione attraverso l’assessore alle Infrastrutture Graziano Pizzimenti mi ha confermato un percorso comune per il passaggio di consegne. Vorrà dire che, come già accaduto, dovrò attendermi le telefonate degli operatori spaesati di fronte a questa situazione».
Insomma, un vero giallo su chi ha in mano la gestione. Forse il nodo sta nell’interpretazione di un passaggio cruciale del decreto in cui si dice che «entro sei mesi all’entrata in vigore del presente decreto si provvede, con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, previa intesa con la Regione, all’identificazione delle aree dei porti internazionali e nazionali nelle quali opera il trasferimento alla Regione delle funzioni relative alle concessioni sulle aree demaniali marittime». Un passo chiave che spiegherebbe, come ha fatto notare il segretario Sommariva, la necessità di un percorso per far entrare gradatamente l’Autorità di sistema in possesso del porto nel suo insieme.
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