Il turismo “fabbrica” nuovi posti di lavoro «Ma serve una regia per cavalcare l’onda»

Dal 2014 al 2017 “salto” dei contratti nel settore del 40% Decisivi comunque gli assunti a termine e gli intermittenti



«Che ci sia una crescita del turismo a Trieste è fuori di dubbio, e lo certificano anche i numeri». Giancarlo Carena, presidente Cna Trieste, offre la sua lettura dei dati sul turismo emersi l’altra settimana al primo degli incontri al San Marco dedicati proprio da Cna al trend del turismo locale (il secondo è in programma oggi, si legga il riquadro, ndr). Un trend che appare però ancora tutto da gestire e da comprendere. «Più che elucubrare su questi numeri – rileva Carena – occorre capire cosa questo sviluppo turistico sta producendo in città, anche al fine di evitare che non si trasformi in un fuoco di paglia».

Ma quali sono questi numeri? Nel periodo 2014-2017 sono stati presi in esame sia il numero di contratti a tempo determinato, indeterminato, stagionale o intermittente attivati nell’arco temporale in questione, sia il numero di imprese che hanno operato sul territorio, e di conseguenza il numero medio annuo delle posizioni lavorative e anche i contributi versati che, essendo collegati alle retribuzioni, possono fornire un’idea del volume di reddito prodotto sul territorio grazie appunto alle attività turistiche. E i dati sono eloquenti e denotano un incremento del 40% di contratti in città rispetto al 29% nazionale, con il 2017 che ha segnato il maggiore aumento dei contratti di lavoro: è l’anno in cui è stata modificata la normativa che regolava il lavoro accessorio attraverso i voucher, determinando un drastico calo dell’utilizzo degli stessi dagli 852.415 del 2016 ai 228.114 del 2017, il 73% in meno, e un aumento di quelli a tempo determinato (+ 98%) e intermittente (+ 208%). In calo a propria volta del 5% i tempi indeterminati.

Nel quadriennio 2014-2017 a Trieste sono salite pure le retribuzioni nel settore, da 10.900.702 a 21.067.967 euro per quanto riguarda il lavoro a tempo determinato, con un incremento del 93%, decisamente più alto del + 14% relativi ai contratti a tempo indeterminato. Un altro dato utile a comprendere le dimensioni dello sviluppo turistico è rappresentato dal numero delle giornate retribuite: anche in questo caso, nel Triestino si è registrato un incremento del 26%, con un + 95% nei contratti a tempo determinato, un + 72% in quelli intermittenti, entrambi di molto maggiori rispetto a tempi indeterminati, dove le giornate retribuite nell’anno sono cresciute del 10%, e stagionali, che hanno fatto registrare un incremento modesto, del 4%. Parliamo di un dato, il 26%, superiore alla media nazionale del 24%, ma inferiore a quella del Fvg del 29%. Meno cristallino appare questo trend di crescita se si analizzano i dati delle imprese: a Trieste sono aumentate del 12%, come la media nazionale e leggermente sotto quella regionale: nel 2014 erano poco più di 950 mentre nel 2017 ammontavano a 1.050. Cresce meno che nel resto del Fvg il numero medio delle posizioni lavorative: il 22% registrato a Trieste (come quello nazionale) è al di sotto della media regionale, che è del 35%. Stesso discorso vale per i contributi versati dalle aziende: nel triennio a Trieste sono aumentati del 24% ma non quanto il contesto nazionale (+ 26%) e quello regionale (+ 39%).

«L’elemento centrale della discussione – ancora Carena – è capire quali sono le strategie politiche e imprendtoriali che si possono mettere in campo. Ci aspettiamo che l’intervento dell’assessore Rossi di domani (oggi, ndr) possa dare una mano in questo senso. Di sicuro quella che oggi manca è una cabina di regia che sappia interagire con i diversi attori. Trieste è una città che ha numerosi contenitori culturali tra cui la Pescheria, al cui interno però, paradossalmente, forse l’ultima mostra di respiro internazionale è stata quella su Kounellis».—





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