Illy: a gennaio annuncerò se mi ricandido

Il presidente conferma la volontà di non sciogliere ancora le riserve. La sinistra radicale: «Non si può attendere tanto». Oggi il vertice di maggioranza. «Pantomima stucchevole sul voto amministrativo. Ma il governo Prodi non ha soddisfatto il Nord»
TRIESTE
«La mia candidatura? Non intendo parlarne sino a gennaio». Il voto amministrativo, spargendo sale sulle «ferite» del cementificio di Torviscosa e della Tav, agita ancor più Intesa democratica, dove la sinistra antagonista invoca un «chiarimento politico». Ma Riccardo Illy, nonostante le ansie e il pressing dei partiti, tira dritto. E in un’intervista alla Rai, alla vigilia del vertice di maggioranza, mantiene ferma la posizione: il presidente della Regione, tutt’altro che «turbato» dal verdetto delle urne o dall’agitarsi della sua maggioranza, ribadisce che la sua priorità è finire il programma della legislatura. Non sciogliere le riserve per il 2008.


L’ANALISI
Illy, nell’intervista tv, parte da un’analisi del voto. Riconosce l’esistenza di una «questione Nord»: «Lo si vede dal punto di vista elettorale. C’è una spaccatura piuttosto netta». Non assolve Romano Prodi e il suo governo: «Molti provvedimenti presi durante quest’ultimo anno non hanno soddisfatto l’elettorato del Nord». Al contempo, però, respinge letture politiche delle elezioni di domenica e lunedì: «Credo che i riflessi della politica nazionale sulle amministrative siano veramente modesti. A livello comunale contano di più il candidato sindaco, il suo programma, e già meno la coalizione spesso composta da liste civiche».


LA PANTOMIMA
Ma allora perché a Roma, e a cascata a Trieste, c’è tanta fibrillazione? Perché il centrodestra ipotizza persino le dimissioni del Professore? «Credo sia una pantomima stucchevole» taglia corto Illy. E ricorda: «La vediamo dopo ogni elezione amministrativa. Chi vince ritiene di dover dare interpretazioni politiche e chi perde il contrario. La volta successiva, le parti si invertono, ma la pantomima è uguale». Non manca l’esempio: «Oggi Silvio Berlusconi chiede a Prodi di dimettersi. Ma allora, quando alle regionali del 2005 il centrodestra perse alla grande, l’ex premier avrebbe dovuto addirittura suicidarsi».


LA NON VOLATA
Poi, nel giorno in cui eguaglia Piero Fassino e batte Francesco Rutelli nel sondaggio online di Repubblica sul leader ideale del Partito democratico, Illy torna al Friuli Venezia Giulia. Tutti affermano che, dopo il voto amministrativo, è iniziata la volata per le regionali del 2008? «Per me è iniziata la volata per completare il programma della legislatura» risponde, serafico, ricordando «i provvedimenti importantissimi ancora da approvare come il piano territoriale». E quindi, ribadisce il presidente, «alle elezioni inizieremo a pensare da gennaio in avanti». Il centrodestra va di fretta e cerca, «entro fine estate», il candidato? «Problema loro, non mio. Per quanto mi riguarda non intendo parlare di questo tema sino all’anno nuovo».


LE REAZIONI
Non è una novità, anzi. Ma, a riprova del clima che si respira in maggioranza, quell’ostinazione sul mandato bis preoccupa e infastidisce la già preoccupata e infastidita sinistra antagonista. «Può la coalizione rimanere ostaggio delle scelte personali e politiche di Illy sino a gennaio?» chiede il verde Sandro Metz. «Difficile attendere tanto. Se il presidente non è disponibile, Intesa dovrebbe cercare subito un’alternativa. Se lo è, dovrebbe ragionare altrettanto presto sul programma» osserva il rifondatore Giulio Lauri. «Non mi sembra saggio che la coalizione si lasci tenere in ansia sino a gennaio perché se Illy rinuncia, o fa altre scelte, il danno è pesante. E allora, chissà, meglio guardarci subito in giro» conclude il comunista italiano Stojan Spetic. Quercia e Margherita non concordano, nemmeno un po’: «Non credo che ai cittadini interessi quando un candidato scioglie le riserve. Siamo al governo e il nostro compito prioritario è concludere il programma nella massima coesione possibile. Eppoi, si vota tra un anno» afferma Bruno Zvech. «Non sono preoccupato. Illy, a mio avviso, sta dimostrando con i fatti la volontà di ripresentarsi nel 2008» aggiunge Cristiano Degano.


IL VERTICE
La sinistra antagonista, però, non si tranquillizza. Al contrario, dopo l’ultima uscita illyana, rafforza la convinzione che un «chiarimento politico» sia necessario e urgente. Ma quando? Rifondazione, Verdi e Pdci confidano nel vertice odierno con il presidente, i segretari e i capigruppo regionali, in programma a Trieste. Ma non si illudono troppo: Illy fissa un ordine del giorno assolutamente «ordinario», in cui inserisce solo le priorità programmatiche dei prossimi sei mesi, le variazioni di bilancio e le «varie ed eventuali», e contingenta i tempi. «Ci concede un’ora e mezza di tempo, dalle 18.30 alle 20, tanto che mi chiedo di cosa riusciremo a discutere» lamenta Spetic.


IL PRESSING
Nonostante le premesse, sia chiaro, Rifondazione, Pdci e Verdi vogliono provarci a portare sul tavolo le questioni irrisolte: «Dobbiamo discutere dei nodi programmatici, anche alla luce di quanto avvenuto su cementificio e Tav e delle nostre priorità come legge su appalti e riforma della 13, nonché del metodo da seguire» afferma Lauri. «Abbiamo l’impressione che i partiti maggiori vogliano andare avanti come se nulla fosse successo ma, a nostro avviso, dobbiamo ragionare sull’insuccesso alle amministrative, sullo scollamento tra coalizione e elettori, sugli inciuci in aula e sull’isolamento della sinistra di Intesa. Qualcuno, in vista del 2008, vuole tagliare le ali estreme?» conclude Spetic.


IL PROGRAMMA
Non è un segreto che il sospetto, a sinistra, c’è. Ed è forte. Degano prova a spazzarlo via: «Abbiamo detto e ripetuto, come Margherita, che Intesa deve continuare nel suo assetto attuale. Comunque, riteniamo che un chiarimento con Verdi, Rifondazione e Pdci sia utile». Zvech, intanto, si richiama al programma: «Le coalizioni non si costruiscono sommando partiti, bensì sulla base della condivisione di un programma. E il programma per il 2008, a mio parere, va impostato subito dopo la pausa estiva e reso inequivocabile, a scanso di interpretazioni diverse. In ogni caso, io lavoro per l’unità della coalizione nella chiarezza» conclude il segretario diessino. Basterà a fugare i dubbi della sinistra estrema?
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