ILLY E I MUGUGNI DEL FVG
Quale messaggio ci consegna questa tornata elettorale, sul piano nazionale e su quello regionale? Intanto cominciano con lo sgombrare il campo dai giudizi estemporanei che si sono sentiti a caldo, giudizi del tipo: non c'è stata la spallata; oppure: Prodi dovrebbe dimettersi; o ancora: sarà una frustata di nuova energia per il centrosinistra. È ben altro ciò che emerge. In primo luogo dove il centrodestra vince sbaraglia l'avversario. Questa distanza colossale fra i due schieramenti dimostra che il centrosinistra non riesce a intercettare i bisogni, del Nord soprattutto: ovvero più magra sfera pubblica, più restituzione di risorse all'individuo, perché in tal modo si allarga la sfera delle libertà, intervento dello stato sì ma principalmente a fronteggiare le nuove minacce che si pongono alla sicurezza dei cittadini.
Qualcuno ha parlato di distanza antropologica, ma non ha sbagliato per eccesso. In secondo luogo quando il centrosinistra vince lo fa di stretta misura. Nel gergo calcistico si direbbe: vince ma non convince. E vince perché? Probabilmente perché al centrosinistra esiste ancora uno zoccolo duro, ideologicamente motivato, in cui il bene sta tutto da una parte e il male tutto dall'altra; per definizione quasi, a prescindere da come uno concretamente governa. Ecco, è un elettorato, quello di centro-sinistra, che vota a prescindere. Fino a quando? In terzo luogo c'è la crescita dell'astensione. Al riguardo è facile che brillanti sociologi, che fino a ieri spiegavano che l'astensionismo punisce il centrodestra, si ricredano velocemente per affermare, anzi per scoprire l'esatto contrario.
Ma visto che è altamente aleatorio stabilire per chi avrebbe votato chi non è andato a votare, forse è meglio cercare di capire perché un numero crescente di elettori non va a votare. In sostanza perché hanno meno bisogno di politica, perché il rapporto fra una parte della società, quella più evoluta, e la politica sta cambiando; perché molti non capiscano bene a quali bisogni risponda la provincia, se si esclude l'asfaltare qualche strada, il riparare le finestre delle scuole e sostenere qualche sagra o qualche mostra (ah, dimenticavo: anche la cultura della pace). Ma, se guardiamo al futuro che ci aspetta, forse l'aspetto più interessante della tornata elettorale è ciò che avveniva nel chiuso di Palazzo Chigi mentre affluivano i dati elettorali: si faceva in fretta e furia l'accordo con i sindacati per il contratto del pubblico impiego, e in larga misura come essi l'hanno voluto.
Con questo risultato elettorale dunque i sindacati hanno il coltello dalla parte del manico. Visto che sono ormai l'unica sponda solida per il governo, è facile immaginare che il prossimo accordo sulle pensioni sarà sulla base delle loro richieste. Con forte mal di testa per il ministro Padoa Schioppa che così si vedrà involare l'intero tesoretto. Per inciso, anche con un forte mal di testa per il nascente Partito democratico, che sembra addirittura più in basso di quanto lo davano i già non lusinghieri sondaggi. No xè bubane per Prodi, si potrebbe quindi concludere. E guardando ai contraccolpi a casa nostra, in regione, si potrebbe subito aggiungere: no xé bubane per Illy. L'esito delle elezioni a Gorizia mostra che il centrodestra vince ma assai più di misura rispetto al resto del Nord Italia.
Il che vuol dire che non tutto è perduto per Illy nel caso di una sua ricandidatura. Però manca un anno da qui alle elezioni regionali del 2008 e se nel frattempo il centrosinistra a Roma continuerà a bastonare, com'è facile che avvenga, i ceti medi, il vantaggio, ora modesto del centrodestra potrebbe ben allargarsi. Per di più Illy registra qualche scricchiolio nella sua attuale maggioranza. Per ora sono più che altro mugugni, ma nel giro di un anno i mugugni possono diventare qualcosa di più preoccupante. Si è visto infatti a Gorizia cosa sono diventati nel centrosinistra gli iniziali mugugni: ognuno è andato per le sue. In caso di una sua ricandidatura il rischio dunque è forte per Illy: potrebbe uscire sconfitto.
D'altra parte potrebbe anche pensare di rinunciare; fra l'altro l'ha già fatto nelle ultime elezioni politiche quando non ha voluto allinearsi a Prodi. Nell'un caso e nell'altro, come sconfitto o come rinunciatario, uscirebbe dalla politica, ma non certo da vincente. Ora, si sono accorti tutti che a Illy piace essere e atteggiarsi a vincente, più o meno come Berlusconi. Niente di sorprendente; umano, troppo umano, si potrebbe dire. Ma oggi il berlusconiano di casa nostra in prestito al centrosinistra, Illy cioè, è in una posizione molto scomoda: sta semplicemente passando dalla padella alla brace e viceversa. Un terzo approdo per ora non c'è. Oh, forse sì: salvo cioè che Prodi non lo chiami a Roma, ma a quale titolo? Mi pare che stiamo andando nella fantapolitica.
Se facciamo invece ritorno alla realtà, è forse più facile immaginare che al centrosinistra qualcuno stia pensando a cambiar cavallo. Sta il fatto che non sarebbe per niente agevole spiegare perché lo si fa, salvo che non si dica che improrogabili impegni imprenditoriali allontanano Illy dalla politica. Ma si tratta di giustificazioni che uno di solito adduce quando non ha nessuna voglia di partecipare a una noiosa riunione. Anche gli scemi capirebbero che si tratta di deboli scuse. C'è poca allegria dunque da quella parte. Di più ce n'è sicuramente oggi al centro-destra Eppure se questo pensa di avere già la vittoria in tasca alle prossime elezioni regionali anche se candida Pierino, farebbe un errore colossale. La superbia accieca, come si sa, in politica più che altrove. Anche per il centrodestra dunque la scelta del candidato-governatore sarà alla fine l'elemento cruciale: in un senso o nell'altro.
Per predire il risultato delle future elezioni regionali bisognerebbe avere la sfera di cristallo. Ma lo scenario nelle sue linee di fondo possiamo già intravederlo: qualcuno vincerà ovviamente, ma assai più per demerito altrui che per merito proprio. Non è molto confortante; non sarebbe comunque la prima volta. Ma, soprattutto di questi tempi, non farebbe proprio bene alla politica.
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