«Impianti aperti solo a pochissimi atleti Alle piscine serve aiuto»



«È una situazione molto ma molto difficile e comprendo la disperazione di chi gestisce gli impianti più piccoli. Per questo servirà un sostegno al mondo dello sport, e delle piscine in particolare».

Franco Del Campo, direttore del Centro federale della Federazione italiana nuoto alla piscina Bruno Bianchi, conferma le criticità del settore dopo lo stop a tutte le attività dei non professionisti.

Solamente nell’impianto sportivo di passeggio Sant’Andrea ogni anno, in situazioni normali, entrano infatti più di 200 mila atleti.

«Sulla base del Dpcm e delle disposizioni della Fin – spiega lo stesso Del Campo – operiamo a regime molto ridotto con appena 400 atleti tra nuoto, sincronizzato, pallanuoto, tuffi e salvamento. L’attività didattica delle scuole è invece sospesa. Le società hanno sempre collaborato e ora dovranno farlo quattro volte tanto vista la necessità di attuare protocolli anche rigidi».

Il direttore del Centro federale triestino conferma che stanno inoltre proseguendo i lavori sul tetto dopo alcune verifiche strutturali, andate comunque a buon fine: sono opere che sarebbero state comunque effettuate anche a piscina aperta.

Del Campo assicura come «le piscine, in particolare la Bianchi, hanno spazi grandi e si poggiano su tre pilastri in grado di “de-costruire” il virus: sapone, acqua calda e cloro. A questo si aggiungono i controlli all’esterno per le mascherine e il distanziamento. Un ambiente, quindi, che poteva essere considerato sicuro. Il senso del decreto però è quello di limitare la mobilità e a pagare sono anche realtà come la nostra. Forse paghiamo l’improvvidenza e l’ingordigia di questa estate, quando cioè un po’ tutti pensavamo di essere fuori da una situazione da cui non eravamo, evidentemente, ancora usciti».—



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