In coda imprenditori costretti a vivere in auto

Lavoratori che hanno perduto il posto, ma anche imprenditori finiti sulla strada, travolti dal fallimento. E donne trascinate nel baratro a causa della separazione. La crisi a Monfalcone miete nuove povertà. Drammatici casi umani che si aggiungono ad altre penose e complesse situazioni di indigenza, frutto di un concatenarsi di circostanze che ne hanno decretato la deriva sociale. La mancanza di lavoro e i divorzi costituiscono le cause imperanti che mettono in ginocchio le famiglie monfalconesi. Lo spettro delle emergenze lo fornisce l’Emporio solidale di via Verdi, inaugurato lo scorso 17 aprile. La struttura che garantisce generi alimentari e beni di prima necessità attraverso l’accesso con apposite tessere e un sistema di “spesa” a punti, rappresenta un riferimento fondamentale per quanti si trovano a combattere con la sopravvivenza.
E ciò che emerge è una crisi economica che non guarda in faccia a nessuno. Tanto che all’Emporio si rivolgono anche imprenditori ridotti al collasso finanziario. Uomini che hanno subito il fallimento della propria azienda, l’inizio di una spirale che li ha gettati sulla strada. Hanno perso la famiglia, la casa, e si sono trovati a “vivere” in auto. Un abitacolo dove dormire e ripararsi. Uomini di mezza età, finiti sul lastrico. Sono solo alcuni casi. Numerosi sono anche i lavoratori senza più un’occupazione. Hanno perso tutto. Le tragedie umane sono variegate. Come il caso di una donna ammalata, impossibilitata a garantirsi il sostegno economico, oberata per giunta dalle spese mediche che non sa come pagare. Non mancano anche le donne separate e con i figli a carico. Tra queste c’è una madre che deve fronteggiare il mantenimento del proprio figlio disabile.
E ancora, gli stranieri, in particolare bengalesi e cittadini provenienti dall’ex Jugoslavia, che fanno la fila davanti all’Emporio cittadino per cercare di portare a casa il pranzo e la cena per la numerosa famiglia. Lavorano a singhiozzo e quando vengono privati anche di quella saltuaria occupazione, tornano nei Paesi d’origine, o emigrano altrove.
Ciò che si evidenzia nell’arco di poco più di due mesi di apertura dell’Emporio, insomma, è un vero e proprio “bollettino di guerra”. Perchè chi si rivolge alla struttura non ha proprio più nulla da perdere. E varcare quella soglia significa poter avere almeno un aiuto tanto immediato quanto indispensabile. Il sostentamento di chi è costretto a vivere alla giornata.
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