In dirittura la trattativa Italia-Slovenia, tornano sui confini le pattuglie miste

TRIESTE. L’obiettivo di Roma e Lubiana è riattivare quanto prima le pattuglie miste Italia-Slovenia ai confini, implementando però preventivamente i numeri del servizio, visto che i risultati non troppo esaltanti della sperimentazione estiva vengono imputati alla mancanza di personale. Per l’annuncio bisognerà quindi attendere ancora qualche settimana, anche se è difficile ad oggi prevedere una data precisa, dal momento che è ancora in corso una serie di incontri tra i vertici della Direzione centrale dell’Immigrazione e della Polizia di frontiera e gli omologhi funzionari sloveni.
Quel che è ormai certo è che si riparte. Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese aveva già esternato a metà ottobre l’intenzione di rinnovare l’accordo, cercando di mettere a punto nuove strategie e migliorando le procedure operative in atto. E ora il prefetto di Trieste Valerio Valenti conferma che «il servizio sarà prorogato ed è previsto un rafforzamento», limitandosi a precisare che «i dettagli però saranno resi noti a breve».
Le pattuglie miste erano state attivate il primo luglio scorso e avevano proseguito la loro attività fino allo scorso 30 settembre, così come previsto dall’accordo bilaterale che parlava di una prima fase sperimentale. In quest’ottica l’auspicio dell’assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti è che «vengano riattivate quanto prima. Serve però un’implementazione perché bisogna dare continuità con numeri adeguati al controllo dei confini».
L’assessore pone anche l’accento su quanto sta avvenendo in Bosnia: «Da quello che sappiamo il governo locale vuole chiudere dei campi di accoglienza, questo significa che bisogna tenere alto il controllo». Alla fine di agosto Nermin Kljajic, ministro dell’Interno del cantone Unsko-Sanski, la regione nel Nordovest della Bosnia-Erzegovina al confine con la Croazia, dove si concentra la grande maggioranza dei migranti, aveva quantificato in 21 mila le persone arrivate da inizio anno. Non c’è certezza su quanti siano rimasti ancora nel paese balcanico: stime parlano di 10 mila profughi pronti a ripartire.
In prevalenza si tratta di cittadini pachistani, afgani e bengalesi, anche se negli ultimi mesi c’è stato un aumento delle persone provenienti dall’area del Maghreb. Anche se in molti parlano di “invasione” al momento i numeri dicono qualcosa di diverso, visto che in tutto il Friuli Venezia Giulia sono arrivati - a metà settembre - 5.526 richiedenti asilo, di cui circa quattromila a Trieste. Ogni settimana si rinnovano dei trasferimenti che consentono di non arrivare mai a numeri “ingestibili”: a livello regionale si cerca di non superare la soglia delle tremila presenze.
Per quanto concerne i risultati delle pattuglie miste nel periodo della sperimentazione, in base ai dati del Viminale sono stati rintracciati tra Trieste e Gorizia circa 150 migranti irregolari, con l’arresto di due passeur. Grazie al controllo del territorio è stato possibile avviare contestualmente una complessa indagine sul contrabbando di sigarette. Secondo il ministero quindi, anche dopo il passaggio da Salvini a Lamorgese, questo metodo di lavoro è positivo perché consente una collaborazione importante tra i due paesi grazie a uno scambio costante di informazioni e spunti.
Nel corso della sperimentazione il servizio è stato di quattro turni a settimana, sui 28 previsti in teoria nell’arco dei sette giorni: un numero ritenuto decisamente basso per poter essere realmente efficace. «Serve personale – interviene in proposito Lorenzo Tamaro del Sap – perché al momento la Polizia di frontiera di Trieste può contare su 98 persone a fronte delle 120 che dovrebbero esserci in organico per l’attività ordinaria. Come sindacato eravamo e siamo favorevoli alle pattuglie miste, quattro turni su 28 sono però troppo pochi per riuscire ad avere risultati importanti. Sarebbe opportuno, come avvenuto per Expo Milano, che arrivassero rinforzi da altri territori, e in particolare rinforzi di Polizia di frontiera, perché servono comunque delle competenze specifiche». Ad oggi sono arrivati 12 dei 49 “rinforzi” promessi entro aprile 2020 da Matteo Salvini quand’era ministro.
Nessuna novità neanche sulle ulteriori pattuglie miste italiane, slovene e croate, un altro impegno del leader della Lega, uscito dal Viminale dopo l’avvio del governo Conte bis. La trattativa tra Italia e Slovenia, intanto, si dovrebbe comunque sbloccare a breve, magari a giorni, improvvisamente, come avvenuto a luglio quando fu convocata una conferenza stampa proprio dalle forze dell’ordine della vicina Repubblica, che potrebbero voler mantenere il “controllo” sulla comunicazione, considerate le accuse emerse - neanche troppo velate - rispetto a un presunto scarso impegno nel controllo dei confini.
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