In Fvg Forza Italia sconfessa la crociata antilucciole e bacchetta Ziberna

La coordinatrice regionale Savino richiama all’ordine il consigliere «No a iniziative personali che ledono l’immagine del partito»
Prostitute in un'immagine d'archivio. ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Prostitute in un'immagine d'archivio. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

TRIESTE. Premessa di rito: «La mia è un’iniziativa personale». Il vicecapogruppo di Forza Italia Rodolfo Ziberna, giusto per non rischiare clamorose spaccature di partito, almeno non pubbliche, in conferenza stampa chiarisce subito che il referendum abrogativo della legge Merlin per riaprire le case chiuse e legalizzare la prostituzione, è un’idea sua. Non di Fi. Peccato che la sera prima, a stretto giro di posta, la frattura si fosse già consumata. La sortita sul referendum sarà anche sua (oltre che del collega Elio De Anna) ma a Sandra Savino, coordinatrice regionale dei berlusconiani, non gradisce.

Con una lettera, recapitata ai componenti del gruppo forzista, lo sconfessa. «Caro consigliere - si legge nel documento - come ben sai apparteniamo a un movimento in cui lo spirito liberale è una componente significativa della nostra azione politica. Ciò premesso, sarebbe auspicabile che su determinate scelte riguardanti la sfera etica e morale, prima di promuovere delle iniziative pubbliche, ci sia un confronto interno al gruppo per definire una linea di condotta condivisa. Mi rendo perfettamente conto - precisa la coordinatrice - che per certi argomenti alle volte uno slancio provocatorio faccia parte di quelle che sono le regole del gioco che legano la politica alla comunicazione. Ma pro futuro ritengo, proprio per preservare l’immagine del nostro movimento, che su alcuni temi particolarmente sensibili si adotti una condotta inspirata a un principio regolamentare che coinvolga il coordinatore regionale e il capogruppo, al fine di prevenire differenze di vedute sulla stampa che non rappresentano la coesione politica e ideale del gruppo consiliare. Cordiali saluti». Firmato Sandra Savino.

La coordinatrice, in sostanza, richiama all’ordine il vicecapogruppo e, parallelamente, certifica la mancanza «di un confronto interno» e, tra le righe, di una «coesione politica». In piazza Oberdan, dunque, ognuno fa da sé? Al capogruppo Riccardo Riccardi, che nei giorni scorsi aveva evidenziato il carattere personale della proposta di Ziberna, stanno sfuggendo le redini? Ieri il vicecapogruppo forzista non è sembrato ricredersi. La conferenza stampa l’ha fatta, rivendicando l’efficacia della sua iniziativa. «Lo scopo della proposta - ha spiegato - è quello di spingere il Parlamento a rivedere una legge che risale al 1958 e che, di fatto, ha fallito nel suo intento. Se, infatti, la legge Merlin era stata approvata con l’obiettivo di debellare il fenomeno della prostituzione, ebbene oggi a più di cinquant’anni di distanza, possiamo dire che ciò non è stato raggiunto. Sarebbe quindi necessario che il Parlamento riprendesse in mano il provvedimento e lo aggiornasse a quelli che sono i tempi ed i fenomeni attuali».

Ziberna ha citato come esempio il fenomeno della prostituzione on-line e quello delle baby squillo o delle ragazze ridotte in schiavitù. La Lombardia si è già mossa in questo senso e ora il forzista, per poter indire il referendum abrogativo, invierà il testo alle altre Regioni italiane. «Se venisse promossa una consultazione referendaria - ha rilevato - il Parlamento nazionale sarebbe indotto a porre mano ad una disciplina della prostituzione proprio per evitare l’appuntamento referendario stesso. E questo sarebbe già un risultato. La mia speranza - ha concluso - è che Roma approvi successivamente un testo con cui sottrarre chi si prostituisce contro voglia dalle mani degli sfruttatori, inasprire le pene per chi induce e sfrutta, soprattutto minorenni, assicurare copertura previdenziale ed assicurativa alle prostitute che esercitano per libera scelta facendo loro pagare le tasse».

Ziberna ha portato i numeri: secondo la Commissione Affari sociali della Camera, le prostitute sarebbero in Italia dalle 50mila alle 70mila. Altre stime parlano di 90mila complessive. Almeno 25mila sarebbero immigrate, duemila minorenni e più di duemila le donne e le ragazze ridotte in schiavitù. Il 65% lavora in strada, il 29,1% in albergo, il resto in case private. Il 94,2% sono donne, il 5% transessuali e lo 0,8% travestiti.

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