In Slovenia nuovi tagli agli stipendi

TRIESTE. Governo nuovo, tagli vecchi. Sì, perché il neonato esecutivo sloveno targato Bratušek (centrosinistra) sta preparando un’ulteriore diminuzione degli stipendi del settore pubblico. Anche se finora non è stato ancora reso noto un piano concreto relativo al consolidamento delle finanze pubbliche quello che è certo, invece, che il governo punta a tagliare le paghe degli statali per un risparmio, o meglio per tappare un buco, pari a 158 milioni di euro.
Anche in Slovenia, dunque, la crisi sembra infinita. L’iniziativa dell’esecutivo non sarà certo accolta con gioia dai sindacati visto che il pubblico impiego ha già dovuto sopportare un taglio del 3% degli stipendi nell’ultima manovra messa in atto dall’allora governo Janša (centrodestra) in cui però era presente anche Gregor Virant con la sua Lista nazionale, Virant che sarà ora chiamato in prima persona a confrontarsi con le parti sociali nella sua veste di ministro degli Interni e degli Affari pubblici. Le trattative cominceranno già lunedì prossimo ed è intenzione dell’esecutivo di portarle a termine entro la metà del mese di maggio per attuare i relativi provvedimenti a partire dal prossimo 1 giugno.
Sul contenuto delle misure che il governo intende adottare il ministro Virant ieri, in una conferenza stampa, non ha voluto esprimersi. «Devo prima illustrarle ai sindacati», ha detto. Dalle parole del ministro, comunque, il quadro che ne scaturisce non è tra i più idilliaci. Se il governo non recupererà i 158 milioni previsti già entro l’anno non ci saranno più soldi nelle casse dello Stato per pagare gli stipendi dei dipendenti statali. Sembra, comunque, che l’esecutivo sia intenzionato a bloccare il turn-over nel settore pubblico senza procedere a licenziamenti se non nei confronti di chi non garantisce la produttività prevista. Chiaro comunque il segnale lanciato da Virant ai sindacati: «Più tardi queste misure saranno approvate, più drastici saranno i provvedimenti da prendere».
Da rilevare però la grande incongruenza della vicenda slovena relativa al settore pubblico. In esso, infatti, dal 2006 al 2012 il numero degli occupati è stato costantemente in crescita contrariamente a quanto avvenuto nel settore privato dove, dal 2009, gli occupati sono in costante calo. Dal’inizio della crisi il numero degli addetti del pubblico settore sloveno è aumentato di 10mila unità mentre complessivamente il numero degli occupati in Slovenia è sceso di 60mila unità. E il paradosso è che le paghe degli statali sono state in costante crescita fino al 2011 quando è subentrata la politica di austerity proprio grazie alla riforma il cui autore è stato proprio Gregor Virant che ora invece indossa le vesti del grande “tagliatore di teste”.
Con l’ultima manovra finanziaria il governo sloveno ha già ottenuto un risparmio sul settore pubblico pari a 107 milioni di euro di cui 60 milioni dai tagli agli stipendi e 47 milioni recuperati dal regresso sulle ferie annuali. Molti dipendenti però si sono rivolti al tribunale del lavoro e c’è da aspettarsi, che proprio relativamente al regresso delle ferie, molti di loro abbiano partita vinta con i conseguenti rimborsi da parte dello Stato. Stato che potrebbe trovarsi nella condizione di non avere soldi per erogarli. Da questa vicenda, ha affermato il ministro Virant, dobbiamo trarre tutti una lezione e cioè che risparmiare a ogni costo non sempre è ragionevole.
Nonostante la riservatezza del ministro appare chiaro, comunque, che a subire in tono minore i tagli preventivati sarà la sanità (su di essa si avrà un’azione pari al 4,5%), mentre i più penalizzati saranno la scuola e la cultura con il 7,9%. E i tagli saranno lineari.
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