In tribunale la storia di Fabio, agente immobiliare sfrattato

Fabio Cuzzot, 53 anni, ex agente immobiliare triestino viene licenziato. Non riesce a trovare un lavoro e nemmeno a pagare l'affitto. Viene sfrattato per morosità. L'udienza si è tenuta in tribunale ieri mattina e il giudice onorario David Di Paoli gli ha concesso 4 mesi di tempo prima dello sfratto esecutivo. Niente di strano per il “rito speciale degli sfratti per morosità”. A fare da cassa di risonanza al processo, è stata piuttosto la solidarietà all'uomo che gli attivisti della Casa delle Culture hanno dimostrato presentandosi al suo fianco in tribunale. Non solo per sostenergli il morale, ma soprattutto per sollevare pubblicamente i problema dell'emergenza-casa.
Tant'è che la Casa delle culture ha indetto per dopodomani alle 18 un'assemblea con tutti coloro che «si trovano nelle stesse condizioni di Fabio». Analogie riscontrate pure dall'avvocato difensore, Gianfranco Carbone: «Il mio assistito ha perso tutto come tanti altri a Trieste: una condizione sociale che in questa città sta esplodendo». Com'è finito così, Fabio, lo racconta lui stesso: «Con la crisi, dal 2008 in poi, ho perso gradualmente il lavoro. Poi mi arriva un contratto di custode, firmato dai sindacati. Solo che per mesi ho fatto solo notti, 6 su 7: stavo in auto a fare la guardia ai camion. Ero costretto a 54 ore settimanali per uno stipendio mensile di 973 euro lorde. Non bastavano con 350euro d'affitto. Ero stremato. Dallo stress mi sono ammalato, un esaurimento che mi ha costretto a casa. Passati 180 giorni, mi hanno licenziato. E con la disoccupazione di 500 euro, non ho più pagato l'affitto».
Ecco perché «Oggi noi eravamo con Fabio in tribunale – si legge nella nota firmata Casa delle culture -, trenta persone che condividono lo stesso problema: eravamo lì per solidarietà, per sapere cosa succederà a noi un domani probabile, per incontrare altre e altri nelle stesse condizioni, perché siamo interessati alla giustizia e siamo determinati a produrla, non a subirla». Un altolà rivolto ai candidati delle regionali: «Ci interessa che per le elezioni si parli degli scontri della realtà con le nostre vite, come quello che Fabio è costretto a sostenere a 53 anni. L'articolo 3 della Costituzione stabilisce il “diritto ad una retribuzione sufficiente ad assicurare un'esistenza libera e dignitosa”». E ancora: «Ora che, in campagna elettorale, il reddito di base è diventato un discorso comune, ci interessa averlo questo reddito, che non è solo monetario, è anche erogato in forma di casa e di servizi. Le tante e i tanti Fabio di questa città pretendono che di questo si parli per le regionali, iniziando dal reddito di base, magari riprendendo l'esperimento iniziato proprio in questa regione». E visto che «a Trieste ci sono più di 10mila alloggi sfitti, il 10% del totale, e che l'Ater non è in grado di far fronte alle ultime 4500 domande pur vendendo il suo patrimonio ai privati – chiosa la nota -, i molti Fabio di questa città hanno intenzione di iniziare a prenderlo questo reddito di base, reclamando quegli alloggi da ristrutturare, che l'Ater ha dichiarato non assegnabili e che vuole vendere». Elena Placitelli
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