In un anno 3 mila accessi in più Il Pronto soccorso va in apnea

«È urgente mettere mano al problema delle lunghe attese al Pronto soccorso di Gorizia. Con l’insediamento del nuovo primario Fioretti (previsto per domani, ndr) auspico che si possa dare una risposta concreta alla cittadinanza. È assolutamente necessario potenziare l’assistenza territoriale affinché il Pronto soccorso non venga più intasato».
Questa è la linea del Comune, illustrata dall’assessore al Welfare, Silvana Romano. Mentre il San Polo sembra aver imboccato la strada giusta
per la soluzione del problema, dall’astanteria del San Giovanni di Dio continuano a levarsi lamentele anche attraverso lo “sfogatoio” di Facebook. Del resto, i numeri sono chiari: tremila accessi in più in un solo anno. Significa che l’assistenza sul territorio non è mai decollata e l’astanteria del San Giovanni di Dio soffre perché sono sempre di più i goriziani che si rivolgono a tale servizio.
In linea generale, non solo a Gorizia ma anche a Monfalcone sono aumentati considerevolmente gli accessi. Nel 2017, al San Giovanni di Dio, si erano rivolte 21.032 persone. Il 2018 si è chiuso con quasi 3 mila accessi in più visto che le tabelle parlano di 24.019 accessi.
Ancora peggiore il bilancio al Pronto soccorso della città dei cantieri dove sono stati 38.268 i pazienti che si sono rivolti all’astanteria mentre l’anno prima, il 2017, il loro numero era stato di 33.850. Significa che, da un anno all’altro, l’afflusso ha conosciuto un’impennata considerevole con tutte le conseguenze (file, lunghe attese, imprecazioni, segnalazioni) facilmente immaginabili. E a nulla è valsa (e vale) la professionalità degli operatori che si stanno letteralmente facendo in quattro per soddisfare le richieste del cittadino.
Un veloce ripasso per comprendere come vengono regolamentati gli accessi nelle astanterie, secondo quella che è la metodologia internazionale. Per accedere al Pronto soccorso si utilizza, infatti, il cosiddetto “triage” con codici colore che rendono universalmente identificabile l’urgenza del trattamento per ogni singolo soggetto. Questo codice colore si compone, in ordine di gravità, di 4 classi: bianco, verde, giallo e rosso. Il bianco indica nessuna urgenza, il verde è un’urgenza minore (il paziente riporta delle lesioni che non interessano le funzioni vitali ma vanno curate), il giallo contrassegna un’urgenza (il paziente presenta una compromissione parziale delle funzioni dell’apparato circolatorio o respiratorio, non c’è un immediato pericolo di vita), il rosso è emergenza e indica un soggetto con almeno una delle funzioni vitali compromessa ed è in immediato pericolo di vita.
Ebbene: i codici bianchi, a Gorizia, sono passati dai 6.074 del 2017 agli addirittura 7.844 dell’anno successivo. E anche quelli verdi (che contrassegnano casi non gravi) registrano un trend in salita, essendo passati a Gorizia da 10.860 a 11.790 casi e, a Monfalcone, da 19.317 a 21.197. «La tendenza - ha spiegato recentemente il commissario e ex direttore generale dell’Aas2 Bassa Friulana-Isontina, Antonio Poggiana - è generale, nel senso che tutti i Pronto soccorso, nessuno escluso, stanno registrando un incremento degli accessi per tutta una serie di motivazioni. In primis, il problema dei codici bianchi che, assieme a quelli verdi, costituiscono ormai l’80-85% dei casi». Che fare? Come riuscire a convogliare su altre direttrici i casi inappropriati? «Dobbiamo stringere - sottolinea ancora Poggiana - un’alleanza sempre più stretta con i medici di medicina generale. La vera sfida futura sarà quella di arrivare all’eliminazione tout court dei codici bianchi». —
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