In Val Resia per studiare e raccogliere il fieno

Il campo estivo del Centro interdipartimentale “Giacomo Ciamician” combina teoria e pratica sui cambiamenti climatici



Lo scorso 29 e 30 ottobre il ciclone Vaia si è abbattuto nelle zone montane del Nordest italiano, devastandone i boschi e cambiandone irrimediabilmente la fisionomia, provocando gravi danni all’ambiente e alle comunità locali. A poco meno di un anno di distanza da questo disastro naturale la Val di Resia è la sede scelta dal Centro interdipartimentale “Giacomo Ciamician” dell’Ateneo triestino per un campo estivo incentrato sulla complessità dei cambiamenti climatici, sul loro impatto socio-ambientale e su quel senso di solidarietà tra popolazioni che il Friuli sperimentò in occasione del terremoto del ’76.

È partito lunedì scorso e si concluderà domani, nelle Prealpi Giulie, un campo estivo che combina in un’unica formula didattica in aula, esplorazione del territorio, lavori di manutenzione e incontri con le associazioni e la popolazione locale. L’iniziativa, che ha come tutor i docenti di UniTs Michele Pipan (geofisico) e Giorgio Osti (sociologo dell’ambiente e del territorio), in questa sua prima edizione vede la partecipazione di una decina di studenti dell’Ateneo giuliano e di alcuni uditori esterni. L’inedita esperienza è stata messa a punto grazie alla collaborazione del Parco naturale delle Prealpi Giulie e delle associazioni Aree Fragili e Vivistolvizza.

«Il campo è stato pensato con l’obiettivo di “conoscere attraverso il lavoro”: abbiamo proposto 5 mattinate di escursioni e lavoro sul territorio insieme alle associazioni e 5 pomeriggi dedicati invece alla didattica in aula, con interventi di relatori specializzati nelle diverse discipline che ruotano attorno al tema dei cambiamenti climatici», spiega Osti. L’introduzione ai lavori è stata affidata al rettore uscente Maurizio Fermeglia, che si è focalizzato sull’interdipendenza tra fonti energetiche e cambiamenti climatici e le relative implicazioni politiche ed economiche. Si è discusso di come monitorare i cambiamenti ambientali attraverso esperimenti geofisici sul campo con Michele Pipan, mentre con Giovanni Carrosio (UniTs) e Viviana Ferrario (Iuav di Venezia) sono state analizzate le ripercussioni dei cambiamenti climatici sulle economie e le comunità locali. E ancora con Giancarlo Sturloni (Sissa) si è parlato di percezione, comunicazione e cultura del rischio ambientale e con Alessandra Marin (UniTs) e Stefano Santi (direttore del Parco Prealpi Giulie) si rifletterà oggi sul “governo del territorio”.

Durante le mattinate invece gli studenti (dai 19 ai 28 anni, iscritti a diversi corsi di laurea e di dottorato di UniTs) hanno imparato come si fa manutenzione a un sentiero, come si falcia e si raccoglie il fieno, e hanno contribuito alla pittura di alcune casette in legno. Anche i momenti conviviali non sono mancati, con una serata folcloristica. Il campo scuola e lavoro si concluderà domani con una manifestazione pubblica pensata come una restituzione alla comunità di quanto appreso. «Di quest’esperienza mi è piaciuto il connubio di attività pratiche, che ci hanno consentito di conoscere le persone e la loro realtà, e teoria», racconta la 25enne Martina Di Gallo, studentessa all’ultimo anno della magistrale in Scienze del governo e politiche pubbliche. —

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