In vendita il bar “Ai due club” una tradizione che si spegne

In tempi di globalizzazione, omologazione, marchi franchising che si possono trovare in ogni città, tutti tristemente uguali e in fotocopia, è un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato.
Il bar “Ai due club” di via Morelli è, a dir poco, unico, caratteristico, particolare. Intanto, entrandoci ci si sente subito avvolti dalle classiche atmosfere austriache, amplificate dalla presenza di ritratti di Franz Josef, vecchie foto, bandiere. «L’ultimo baluardo austriaco della città», sorride chi è solito frequentarlo. Quella passione, Luciano Susic, uno dei due titolari, l’ha ereditata dal padre. «Questo è l’unico posto della città in cui si parlano sei lingue: tedesco, serbo-croato, sloveno, italiano, friulano e il dialetto goriziano», sorride Luciano, un omone con barba e baffi alla Francesco Giuseppe.
Un locale che ha mille particolarità. Da qualche tempo, e qui sta l’amarezza, è comparso sulla facciata un laconico cartello, questo vergato soltanto in italiano: “Cedesi attività”. Una decisione che, prima poi, doveva essere presa visto che il tempo passa e i titolari invecchiano.
«Erano venuti alcuni imprenditori cinesi, di recente. Avrebbero voluto rilevare l’attività, poi non si è fatto nulla perché non c’è la cucina». Sì, manifestazioni d’interesse ci sono state. Ma nessuna, ad oggi, si è concretizzata. «Il prossimo anno, però, si chiude. Mi spiace un sacco ma è giusto un ricambio, questa è la vita». Intanto, è stata licenziata una dipendente. E oggi si va avanti con i due titolari e un’altra dipendente.
“Ai due club” è noto anche per i mitici paninetti. A dir poco unici e che vengono architettati con gusto e perizia dal buon Luciano. La specialità è il “Mis Mas” che, fra gli ingredienti, ha olive nere, origano e formaggi. Poi, c’è il panino alla bresaola, formaggio e rucola; quello a base di patate, asparagi e formaggi; un altro con i carciofini, speck e l’immancabile formaggio; poi libero spazio a porro, formaggio, olive oltre a speck e uovo ad occhi di bue, una specialità quest’ultima molto in voga, guarda caso, in Austria.
«Piccoli esperimenti - si schermisce Susic - ma che piacciono molto». Lui li chiama i “miei brevetti” e quando ne parla gli si illuminano gli occhi. «Un tempo, si lavorava sino a notte fonda, c’era un viavai continuo. Ora, alle 19, abbassiamo la serranda, non c’è movimento».
Il bar esiste con quel nome e con quella gestione dal 1983 ma sembra essere lì da sempre, tanto è diventato parte integrante di via Morelli, una strada ahinoi in sofferenza dove le serrande abbassate e impolverate purtroppo sono tantissime. —
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