Inaugurata a Gorizia la prima Casa di comunità: «Nuovo modello di sanità»

L’unico inquilino era il degrado. Un palazzo storico che, ora, ha cambiato faccia attraverso un intervento intensivo, per certi versi ciclopico, portato a compimento nell’arco di due anni e mezzo.
Siamo nel complesso ex Pneumologico di Gorizia, o ex Sanatorio che dir si voglia, in via Vittorio Veneto. Lunedì pomeriggio, l’assessore regionale alla Sanità Riccardo Riccardi, assieme ai vertici Asugi e al sindaco Rodolfo Ziberna, ha voluto inaugurare i nuovi Ospedale e Casa di comunità, realizzati dopo un gigantesco intervento di restauro dell’immobile risalente agli anni ’30. Il progetto è stato condotto dalla Regione Fvg che, accanto ai 4 milioni del Pnrr, ne ha stanziati altri 42, per un investimento complessivo di 46 milioni.

A fare da padrone di casa il dg di Asugi Antonio Poggiana che ha voluto ringraziare proprio la Regione per aver sostenuto questa importante opera. E non ha dimenticato i suoi collaboratori che hanno lavorato duro «per il rispetto dei tempi».

L’Ospedale di comunità è già attivo e ci sono già diversi posti-letto occupati. «Questo è una struttura che non vuol essere ospedaliera», ha scandito Poggiana. Gli ha fatto eco il sindaco Ziberna. «Sembra un resort. Questo era un vulnus per Gorizia e non nascondo la mia emozione nel vedere l’ottimo lavoro effettuato. È uno spazio che non ha criticità: ci sono verde, luce e spazi. Un grazie alle imprese che hanno lavorato con intensità. Non posso dire che non vedo l’ora di “provare” questa struttura, significherebbe che ne avrei necessità, ma sono convinto che chi avrà occasione di utilizzarlo ne rimarrà soddisfatto».

Più tecniche le relazioni del direttore della struttura complessa edilizia Mauro Baracetti, del numero uno del dipartimento di assistenza distrettuale Giacomo Benedetti, della direttrice del dipartimento delle professioni sanitarie Tiziana Spessot e del responsabile della piattaforma Distretto Alto Isontino Fabio Verzegnassi. Gli altri direttori Andrea Di Lenarda e Giulio Antonini hanno, invece, marcato le differenze fra il San Giovanni di Dio e la nuova struttura di via Vittorio Veneto.

Il primo tratta le urgenze e le acuzie, il secondo ha un approccio a media/bassa intensità e si occupa principalmente di prevenzione e cronicità. E mentre il direttore dei servizi socio/sanitari Giulio Antonini ha parlato di dimissioni protette, sottolineando l’importanza della «coproduzione dei servizi con i cittadini», le conclusioni sono state affidate all’assessore regionale Riccardo Riccardi che ha parlato, riguardo alla nuova struttura di via Vittorio Veneto, di un «risultato non banale. Purtroppo, in questi anni, la riorganizzazione del sistema-sanità è stata più lenta del bisogno di salute. In questo Paese, si è studiato tanto pure troppo ma si è deciso poco, forse per non alimentare il dissenso. Ma bisogna decidere. E se questo, guardatevi attorno, significa abbandonare Gorizia, credo che molte città d’Italia chiederebbero lo stesso trattamento», il graffio finale.

Riproduzione riservata © Il Piccolo








