Incidenti domestici e rischi nelle case di riposo I pericoli si moltiplicano

Nella “casa dolce casa” si verificano ogni anno dalle nostre parti oltre 48 infortuni ogni 1000 abitanti, il 50% degli infortuni causati da materiale elettrico avviene nelle nostre case ma è solo da qualche anno che le leggi sanitarie nazionali hanno reso obbligatoria la prevenzione anche nello spazio privato per eccellenza, e l’Azienda sanitaria di Trieste è stata ed è capofila del progetto e ha fatto formazione in tutta Italia. Se questa è la casa, un concentrato di elettrodomestici, fili elettrici, gas, materiali chimici, oggetti contundenti, batteri, polveri, qualcuno (l’Azienda sanitaria stessa e l’Inail in stretta collaborazione) ha provato a girare gli occhi anche verso la casa di riposo. Un concentrato non solo di quanto sopra, ma anche di persone fragili e anziane affidate alle cure di altri, e di operatori obbligati a sollevare pesi per svolgere la propria funzione assistenziale.
Ieri il progetto che ha realizzato corsi di formazione aggiuntiva agli operatori del settore (circa 90 case di riposo private a Trieste, con 3000 persone ospitate) è stato presentato all’Azienda sanitaria dal direttore Fabio Samani e dalla direttrice della sede Inail di Trieste, Carmen La Bella. Per Samani «prevenire vuol dire portare salute alla popolazione, mentre appropriatezza degli interventi e sicurezza dell’ambiente sono oggi l’unico modo per garantire anche la sostenibilità del sistema sanitario pubblico». «Nelle case di riposo - ha rivelato Valentino Patussi responsabile della Prevenzione sui luoghi di lavoro e a capo del progetto ministeriale sugli incidenti domestici - ci sono problemi veramente enormi. E non solo in riferimento alla contenzione delle persone anziane, fenomeno che proprio in quest’ultimo periodo ha ancora portato casi alla Procura della Repubblica». All’iniziativa hanno aderito tre associazioni di residenze per anziani, Art, Anaste e Fisa.
La Bella ha certificato che in provincia di Trieste i “report” dell’Inail dimostrano che le malattie professionali prevalenti sono quelle osteoarticolari, che derivano da sforzo, «ma l’Inail adesso non fa solo assicurazioni, guarda alla centralità della persona e quindi si sta occupando di mappare il rischio in alcuni ambiti prioritari: la casa, il lavoro femminile, i lavoratori stranieri». Gli operatori che hanno aderito all’iniziativa hanno goduto di corsi di formazione fatti da infermieri, fisioterapisti ed esperti tecnici dell’Azienda sanitaria cui sono stati illustrati rispettivamente i rischi di una mancata igiene (il non lavarsi le mani abbastanza, prima di tutto), le corrette posizioni da assumere per non stressare la colonna vertebrale (perfino stirare i panni, e questo vale per tutti, richiede qualche cautela), il significato delle etichette su detersivi e altri agenti chimici (quale infiammabile, quale velenoso), tutte le norme da rispettare con il gas per non causare scoppi, incendi e intossicazioni da monossido di carbonio, e infine i maggiori pericoli cui si va incontro maneggiando luci e corrente elettrica. «Il bagno - ha specificato Fabio Fumolo - è il luogo più pericoloso, si può anche aver avuto cautela nell’allacciare la lavatrice, ma poi basta toccare un interruttore con le mani umide o avvicinare troppo una stufetta elettrica alla vasca da bagno per mettersi a rischio». Un ampio fascicolo-prontuario che sarà distribuito a tutte le case di riposo riassume efficacemente le norme di tutela essenziali. Per le case di riposo. Ma anche per quelle normali, familiari.
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