Indagine della Cisl, donne con retribuzioni più basse anche se studiano di più

TREVISO. Nelle province di Treviso e Belluno la retribuzione oraria di una donna lavoratrice è mediamente inferiore di un valore compreso fra gli 1,40 e gli 1,50 euro e questo nonostante la quota femminile di laureati sia pari al 16% contro il 12,9% dei maschi e l'abbandono scolastico nel segmento di popolazione femminile sia del 7,6% mentre quello degli uomini raggiunga il 9,2%.
Sono alcuni dati emersi oggi nel corso di una presentazione di una relazione dal titolo «Il lavoro femminile e il gap salariale a Belluno e Treviso» redatta dal Coordinamento donne e delle pari opportunità della Cisl territoriale assieme alla segreteria Cisl delle due province, in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne 2020. Lo scenario descritto rileva anche un tasso di occupazione nella popolazione maschile sensibilmente più alto rispetto a quello dell'altro genere, con un 73,6% contro un 58,5% nel Trevigiano, gap leggermente attenuato nell'area montana fra, rispettivamente, il 75,6% e il 67,4%.
Anche l'analisi del genere degli imprenditori fotografa una quota nettamente prevalente di quattro maschi su cinque titolari d'azienda. Tornando alla dimensione retributiva, una proiezione sulle dinamiche salariali di una femmina che nascesse oggi in una delle due province indagate, alle condizioni attuali, vedrebbe il soggetto aver guadagnato, all'età di 40 anni, circa 120 mila euro in meno rispetto ad un coetaneo maschio, tenendo conto anche della più alta incidenza di contratti a tempo parziale nella platea delle lavoratrici.
Un'ulteriore constatazione sollevata è relativa alla presenza di Commissioni pari opportunità nei Comuni. In provincia di Belluno l'organismo è stato avviato, ma non è ancora operativo, in appena due municipi su 61 (nel capoluogo e a Feltre), mentre nel Trevigiano le amministrazioni comunali in cui lo strumento è operativo sono non più di una ventina su 99.
«Un lavoro di surroga e di supplenza da parte del sindacato, in particolare nell'ambito della contrattazione integrativa, c'è sempre stato stato - rileva il segretario generale della Cisl Belluno Treviso, Massimiliano Paglini - ma la carenza di servizi pubblici, ad esempio a sostegno della famiglia, non consente azioni che possano efficacemente puntare ad una parità fra i sessi sul lavoro».
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