Industriali, politici, uomini di cultura: «Finita l’era dei veti incrociati, per Trieste può essere la svolta»

Porto Vecchio, Grande viabilità, Silos, Magazzino vini, Ospedale militare, e tanto altro ancora: tutto sembra essersi rimesso in moto improvvisamente e questa volta non per l’ennesima partenza falsa. Trieste sta finalmente cambiando e passando ai fatti? Imprenditori, politici, uomini di cultura rispondono in coro di sì. Il giudizio più netto lo dà Carlo Sigliano, presidente della Stock: «Posso dirlo io che non sono triestino e che giro il mondo: qui vi sono da sempre persone con apertura mentale internazionale e tecnici straordinariamente preparati, solo che non muovevano il culo. Ora che finalmente lo stanno facendo, daranno lezioni a tutti gli altri».


Ma sono due i personaggi che secondo Sigliano hanno messo in moto la città: «Un grande presidente della Regione, Riccardo Illy e un grande sindaco, Roberto Dipiazza. Di conseguenza c’è anche l’interesse del resto del mondo per noi. Anche i nostri nuovi azionisti (la Stock è stata acquistata dalla finanziaria statunitense Oaktree capital managment) hanno grandi progetti per Trieste». «Non siamo alle solite - aggiunge sulla stessa lunghezza d’onda un altro imprenditore di spicco, Federico Pacorini - stavolta la città si sta risvegliando realmente anche se la prima marcia sul Porto Vecchio con Trieste futura l’avevamo organizzata più di dieci anni fa, per l’esattezza l’11 giugno 1997. Ma siamo ben in tempo per cogliere le opportunità che si stanno per aprire con la caduta del confine con la Slovenia e l’esplosione dei traffici dal Far East».


Il cambio di rotta attraversa e coinvolge le istituzioni economiche, politiche e culturali. «Ho avvertito la sterzata - dice Francesco Peroni - pur essendo rettore da soli nove mesi. C’è stato un cambio di registro, un aumento di sensibilità e di dialogo anche nei nostri confronti che ci permetterà di coltivare e ampliare la dimensione internazionale dell’università di Trieste anche nella prospettiva di attrarre nuovi studenti dall’Est Europa. Porteremo a compimento l’ammodernamento e l’ampliamento delle strutture cominciando ad autunno i lavori per la realizzazione del campus all’ex ospedale militare e rilanceremo il progetto di quello sotto il curvone di piazzale Europa».


Nella città si nota addirittura un cambiamento d’umore? «Lo dico da qualche mese - sottolinea Roberto Menia, deputato di An - Trieste ha gettato via il velo di tristezza che la copriva da decenni. Ha capito che le polemiche va bene farle solo quando si tratta di grandi questioni ideali e filosofiche, ma che per costruire bisogna collaborare al di là degli schieramenti politici. La voglia di fare si nota in città dai restauri delle case private fin su nelle classi dirigenti». La svolta viene anche definita epocale perché si getta alle spalle periodi bui del Novecento. Usa ampi termini di riferimento storici Milos Budin, sottosegretarario al commercio internazionale: «La città è diventata importante nell’800, secolo in cui il mondo conobbe un grande boom economico e torna ad esserlo in questo secolo grazie al fatto che ha chiuso l’epoca delle braccia incrociate e dei veti incrociati».


«Qualcosa è stato fatto anche negli anni passati, ad esempio lo stadio Rocco e il PalaTrieste - dice Roberto Antonione, senatore di Forza Italia - da poco si sono riqualificate le Rive. Ma era il Porto Vecchio il buco nero. E aver risolto quello significa che ora si può accelerare in sintonìa». Note di soddisfazione anche dal mondo della cultura. Giorgio Pressburger, regista e scrittore, ribadisce quanto scritto un mese fa proprio per Il Piccolo: «Eppur si muove - dice - la frase di Galileo Galilei calza a pennello a Trieste. I ragazzi non ne vogliono più sapere dei vecchi fatti sanguinosi che si rimprovera ancora qualcuno delle vecchie fazioni, il porto si sta rianimando, gli abitanti un tempo timorosi di cambiamenti ora paiono volersi riunire al mondo cui appartengono».


Forse il rapporto con il resto del Paese ultimamente si è addirittura rovesciato tanto che Pressburger, cosa impossibile fino a un paio d’anni fa, può addirittura affermare che: «I partiti politici qui si insultano meno che altrove». «A Trieste lavoriamo in una situazione straordinariamente favorevole - dice Antonio Calenda, direttore del Rossetti e regista - i fermenti clturali sono in positiva crescita, anche il Teatro Verdi ha ripreso a lavorare in modo eccezionalmente proficuo e il nostro lavoro è visto con estremo rispetto e attenzione. Nella prossima stagione intendiamo valorizzare proprio lo spettacolo su Galilei e compiere una grande ricognizione teorica sulla scienza soprattutto perché Trieste è la città della scienza. Sta per rinascere anche una contiguità particolare con l’università e si nota anche sul versante culturale che nuovi impulsi sinergici attraversano tutte le istituzioni».


Tanto lavoro produrrà presto anche un evento che accanto a Fest, il Festival dell’editoria scientifica che ha vissuto quest’anno la prima edizione, potrà costituire un richiamo anche turistico: sarà un Grande festival internazionale del teatro di cui però non vengono ancora svelati i dettagli. Ma da Calenda arriva però in conclusione anche un mònito: «Bisogna sempre stare curvi sul manubrio perché rialzarsi solo un attimo potrebbe significare perdere la volata». È un concetto sul quale insiste molto Ettore Rosato, sottosegretario agli Interni, che si rivela infine il più prudente, ancora restìo a parlare di definitivo risveglio della città: «È vero che molti progetti si sono sbloccati e che ora procederanno, ma i tempi rimangono ancora troppo lunghi».


Il prossimo cambiamento indispensabile secondo Rosato, e che dovrà investire soprattutto i politici sarà quello di darsi tempi precisi e impegnarsi per forza a rispettarli. «Non basta gongolare delle intese, bisogna concretizzare. È assurdo gioire perché un progetto concepito vent’anni fa, finalmente si sblocca. Se ora ci fermiano a guardarci attorno soddisfatti, contenti perchè qualcosa si muove, rischiamo di fare un altro errore. Dobbiamo accelerare di più e sta proprio a noi politici hanno il compito di imporre tempi più accettabili e irrinunciabili per il decollo di Trieste».

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