Infermiere picchiato al Csm di via Gambini, i sindacati: «Ristori per chi rischia»

La denuncia dei sindacati dopo l’episodio di venerdì scorso

TRIESTE «Che non sia la normalità, cioè il consueto, il regolare, quello che sempre succede e che non costituisce eccezione, che picchiare una persona, un infermiere, un lavoratore, non sia “normale” che si smetta d’indignarsi, o di condannare. Che l’esercizio della violenza non sia la consuetudine, perché così non è, perché così non deve essere». A dichiararlo sono il segretario regionale Nursind Luca Petruz e il segretario regionale Uil Fpl Fvg Luciano Bressan.

I due sindacalisti denunciano quanto è successo venerdì scorso, al Csm di via Gambini a Trieste: «Un infermiere è stato picchiato mentre stava lavorando. Un utente al quale si chiedeva solamente d’attendere un istante il passaggio di consegne, prima di conferire con gli operatori, iniziava ad inveire contro gli stessi e subito dopo a sferrare calci e pugni contro l’infermiere che è dovuto ricorrere alle cure dei “colleghi” del Pronto soccorso, dove per fortuna non sono state riscontrate fratture».

Di qui la denuncia della condizione di lavoro. «Ebbene noi non smetteremo mai d’indignarci, di gridare “vergogna”! Perché la persona che lavora, picchiata, insultata, umiliata, non deve essere una statistica, non deve essere la normalità e non deve passare sotto silenzio», dichiarano Petruz e Bressan.

«Discuteremo a livello regionale direttamente con l’assessore e chiederemo di prevedere un eventuale ristoro economico a chi lavora in ambienti a rischio – fanno sapere i due sindacalisti –. Faremo lo stesso anche al tavolo nazionale nel rinnovo del prossimo Ccnl».

"L’aggressione al Csm di via Gambini è solo l’ultimo episodio in ordine di tempo ai danni degli operatori che lavorano nell’ambito della sanità giuliana. Sono decine le denunce pervenute alle sigle sindacali, anche se rimane ancora molto alto il numero degli operatori che preferiscono non segnalare tali episodi. Siamo di fronte ad un fenomeno in crescita, sia di violenza fisica che verbale durante l’orario di lavoro, da parte dell’utenza: è chiaro – commentano i referenti di Cisl Fp, Cgil Fp e Fials – che su questo tema bisogna essere più incisivi. Per questo chiederemo urgentemente un incontro con la Direzione sanitaria per sollecitare una risposta ad una richiesta per noi fondamentale e già avanzata ad Asugi: posto che nessun atto di violenza può considerarsi indennizzabile, è tuttavia necessario istituire un fondo specifico per riparare i danni di chi subisce aggressioni personali o a propri oggetti. La prevenzione della violenza, tuttavia, deve rimanere il baluardo soprattutto rispetto a quei servizi a rischio e maggiormente esposti a episodi di violenza proprio per la tipologia di utenza quali i CSM, Sert legali e illegali ad esempio”.

Riproduzione riservata © Il Piccolo