Intanto le cifre della Tares restano un mistero
Sarà più alta, sarà più bassa, sarà comunque diversa, ma come sarà davvero ancora non si sa. La Tares, la tassa sui rifiuti che deve sostituire la Tarsu rimane ancora un mistero. Dopo tanti rinvii e dubbi, ieri a Roma si è rimandato ancora: se ne riparla il 9 aprile in Senato. C’è in campo l’ipotesi di far slittare tutto, o soltanto l’addizionale di 0,30 euro al metro quadrato (da versare allo Stato). Ma a Trieste ancora è un mistero anche a quanto la Tares eventuale ammonterà.
AcegasAps avrebbe dovuto presentare al Comune il suo conto economico sulla base del quale calcolare la tariffa, e ancora non ha dato un documento definitivo. Il Comune si aspettava di poter avviare le simulazioni per abitazione, negozio, impresa all’inizio di febbraio, e non ce n’è l’ombra.
Anche il neoassessore Matteo Montesano (Bilancio) palleggia la Tares con quel che ha in mano. «A Trieste già i cittadini pagavano il servizio per intero, dunque non ci saranno aumenti per coprire la quota che, altrove, resta a carico delle amministrazioni, ma lo 0,30% in più per metro quadrato che lo Stato impone e al quale l’importo va poi versato, non si può eliminare...». Vedremo quali saranno alla fine le decisioni parlamentari.
Se la matematica però non è un’opinione, i triestini corrono davvero il rischio (come già s’era paventato, e ancora non è stato confermato o smentito perché tutto è adesso poco chiaro) di pagare il 130% dei costi, beffati per il fatto di trovarsi in una condizione “virtuosa”. Ovvero: se prima pagavamo il 100% dell’asporto rifiuti, e per manutenzione strade e illuminazione pubblica (mentre in altri Comuni si copriva il 70-80% del costo), perché non ci viene “scomputato” lo 0,30% aggiuntivo? Montesano, come i tecnici e come i suoi predecessori, somma e sottrae: «Prima c’era però l’addizionale comunale del 10%, e questa sparisce. Togliendo l’una cosa e imponendo l’altra dovrebbe risultare solo un minimo scostamento». Cioé un minimo aumento generale. A prescindere dalle differenziazioni per categoria, che ora saranno più accentuate, essendo cambiati i criteri di fatturazione.
Si sa che con la Tares pagherà di meno chi ha famiglia più piccola (anche con la casa grande), e di più la famiglia numerosa. Esercizi commerciali e industriali pagheranno anche per le aree scoperte; ristoranti, bar e ortofrutta (forti produttori di rifiuti) avranno un indice di Tares più pesante.
La linea, comunque vadano le cose, è di non scandalizzarsi se questa Tares sarà globalmente più alta rispetto alla Tarsu. Il Comune, con quei soldi versati in più dalla città, potrebbe pretendere, concordandolo con AcegasAps-Hera, un servizio maggiore specialmente sulla raccolta differenziata. Che, se deve produrre risparmi, lo fa solo alla lunga distanza col riciclo dei materiali. E Trieste non è certo molto avanti sul cammino. Il “porta a porta” è solo sperimentale per alcune tipologie di ristoranti, abitazioni collettive e supermercati. (g. z.)
Riproduzione riservata © Il Piccolo








