Integratori a base di acqua di mare Test okay, si passa alla produzione

Il presidente della Cooperativa pescatori Michele Doz ha relizzato un prototipo di purificazione 
Bonaventura Monfalcone-01.07.2020 Michele Doz-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-01.07.2020 Michele Doz-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

L’innovazione

Laura Blasich

Dalla teoria alla pratica. Dopo aver dato alle stampe a fine giugno il volume “Il mare da bere”, in cui illustra proprietà e usi dell’acqua di mare, Michele Doz, presidente della Cooperativa pescatori di Monfalcone, con il fratello Guido e la loro cooperativa Colmi Seconda vuole passare alla produzione di integratori a base di acqua marina purificata, acqua di fonte delle montagne del Friuli Venezia Giulia ed estratti di frutta delle campagne del territorio bisiaco. Da sempre sperimentatore, in campo ittico e della mitilicoltura, Michele Doz lo scorso anno ha realizzato un prototipo di purificatore di acqua marina per eliminare tutte le componenti organiche. «Pura a quel punto l’acqua di mare può essere usata in cucina», spiega Doz.

I test condotti nel locale gestito in centro città, il Fish&Spritz, sono stati decisamente apprezzati. «Sotto il profilo terapeutico l’acqua, ricca di oligoelementi, può essere impiegata in forma isotonica, cioè diluita con acqua dolce in modo da portare la concentrazione di sali al 9 per mille contro i 36 iniziali», afferma Doz. All’estero il mercato dei prodotti a base di acqua marina è molto dinamico, dalla Spagna al Sud America. «Abbiamo quindi testato il purificatore – aggiunge Doz – e le analisi affidate alla Multiproject di Gorizia ci hanno assicurato sulla sua qualità, sotto il profilo microbiologico, dopo il trattamento. Ora alla Regione e all’Agenzia delle dogane abbiamo chiesto l’autorizzazione al prelievo all’esterno della costiera triestina a 16 metri di profondità». Per effettuarlo verranno utilizzate una pompa e cisterne mobili a bordo di un’imbarcazione, mentre per avviare una produzione pilota Doz è alla ricerca di un sito adatto assieme al Consorzio dello sviluppo economico del Monfalconese e la Sdag. «Speriamo di trovare il posto adatto a Monfalcone, anche per agevolare i trasporti e la logistica – afferma Doz –. L’obiettivo è quello di attivare la produzione entro la fine dell’anno». Intanto con il Dipartimento di scienze agroalimentari dell’Università di Udine Doz sta lavorando a un altro progetto, quello per l’allevamento controllato dei granchi carcinus aestuarii in modo da produrre in cattività la muta del carapace e quindi “moeche” con tempi e costi certi. Al dettaglio il prezzo del prezioso prodotto va dai 50 ai 100 euro al chilo, a seconda del periodo (in primavera le moeche sono più abbondanti), ma potrebbe essere ricondotto a quello più basso durante tutto l’anno. «L’idea è quella di prelevare un campione di circa 200 granchi nella nostra zona per immetterlo nelle due vasche dell’Università di Udine a Pagnacco, dove la muta viene accelerata utilizzando luce, salinità e shock termico», spiega Doz. La tecnica potrebbe essere utile anche per azioni di ripopolamento e quindi preservare la risorsa ittica, oltre che per stabilizzare il prezzo. «Certo è che a fronte della redditività del prodotto vale la pena fare un tentativo», osserva Doz.—

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