Intervista a Dipiazza, sinistra all’attacco: «Parla di opere di vent’anni fa». La destra tra plausi e frecciate

Reazioni miste dopo le parole rilasciate dal sindaco al Forum organizzato nella sede del Piccolo. L’opposizione: «Solo slogan, ora di cambiare». Scoccimarro: «Priorità mutate, parla la coalizione». Roberti: «Grazie, per ora impegnato in Regione». Futuro Nazionale: «Possiamo dare una sterzata»

Francesco Codagnone
Il sindaco DIpiazza con il condirettore Bollis durante il forum al Piccolo (Lasorte)
Il sindaco DIpiazza con il condirettore Bollis durante il forum al Piccolo (Lasorte)

Tra i suoi alleati nomina solo Massimiliano Fedriga (quattro volte) e Pierpaolo Roberti, ma non si sottrae neanche quando sollecitato su Alessia Rosolen, Fabio Scoccimarro, i vannacciani in città o alcuni esponenti della sua giunta presente e passata, mentre a sinistra tira in ballo Francesco Russo e Mitja Gialuz, non si capisce se per bruciarne uno o entrambi.

Roberto Dipiazza è abituato a fare nomi e cognomi e al forum organizzato dal Piccolo ne ha fatto più di uno.

Dipiazza e gli ultimi mesi da sindaco: «Ecco cosa mi resta da realizzare a Trieste, poi resterei in giunta»

Il primo è quello del governatore, citato sin dalla prima risposta («In questi giorni ci ho portato anche Fedriga» al Magazzino 26) e poi ancora parlando della Pallacanestro Trieste. «Se arrivasse lui sarei molto felice per la mia città», ribadisce il primo cittadino, affermando una volta di più l’auspicio perché il governatore tra Roma e Trieste alla fine scelga quest’ultima, candidandosi a sindaco e azzerando così ogni difficoltà del centrodestra.

«È una decisione che dovrà prendere lui», precisa però Dipiazza, conscio che tutto dipenderà da «quello che accadrà a livello nazionale» e che le porte per il presidente sono diverse, incluso quel terzo mandato che proprio in questi giorni è tornato a chiedere. Anche la direzione della Lega, scalzando Salvini? «Non mi occupo dei problemi altrui».

Il sindaco Dipiazza al forum del Piccolo: «Ecco cosa mi resta da realizzare prima di finire il mandato»

E se non sarà lui? Negli ultimi trent’anni il problema non si era mai posto perché «c’ero sempre io», rivendica Dipiazza, ipotizzando che di qui alla fine dell’estate la coalizione dovrà quindi mettersi a tavolino e iniziare a discutere degli scenari con o senza governatore. Lui un nome in mente ce l’ha: non l’imprenditore (Enrico Samer?) che evocava mesi fa ma il leghista Pierpaolo Roberti, fedrighiano di ferro, una «persona preparata».

Le reazioni a destra

«Fa molto piacere, queste parole non possono lasciare indifferenti arrivando da un sindaco che per trent’anni ha dimostrato di saper vincere, amministrare e governare», commenta, lusingato, l’assessore regionale, che però resta pragmatico: «In questo momento sono concentrato al cento per cento sulla Regione, con l’obiettivo di completare quanto iniziato entro la legislatura: solo negli ultimi sette mesi abbiamo varato una legge di stabilità, l’omnibus sulle Autonomie locali, la legge sulle Province e un assestamento, nel mezzo il nuovo contratto per i non dirigenti». L’attenzione del leghista è dunque tutta sul «completare le riforme con le leggi di settore, e avviare a regime l’iter per le Province, senza guardare alle variabili», commenta Roberti.

I nomi non mancano, se non li fa lui ci pensano i giornalisti. Alessia Rosolen? «Mi piace anche lei». E Fabio Scoccimarro, potrebbe fare il sindaco? «Lo vorrebbe», risponde sibillino Dipiazza (che solo poche righe più sopra esprimeva non poche preoccupazioni per i cantieri della Regione sul torrente Chiave). Il meloniano non si sottrae: «Non ho mai avanzato autocandidature, ma evidentemente, data la mia esperienza amministrativa e in quanto esponente di FdI, il più importante partito a Trieste, sono rientrato nei ragionamenti e nei sondaggi, e ringrazio tutti per la stima. Naturale che per chiunque faccia politica al servizio del territorio e dei cittadini, l’ipotesi di amministrare la propria città rappresenti un onore: questo vale a maggior ragione per Trieste, dal profondo valore identitario», replica Scoccimarro, che anzi riconosce a Dipiazza di esser stato «un buon sindaco: lo dicono i numeri».

Ciò detto, però, «le priorità dei cittadini sono mutate e la percezione della qualità della vita è cambiata: viste le importanti sfide future, è ancora più necessario confrontarsi con la coalizione su opere strategiche e funzionali allo sviluppo della città».

La parola, ribatte quasi il meloniano, starà quindi alla coalizione, dove FdI è primo partito ma in cui si dovranno mediare più variabili. Le dinamache regionali e nazionali, le traiettorie di Lega e Forza Italia, il ruolo della Lista Dipiazza (che «alle ultime elezioni era il secondo partito», rammenta il sindaco, deciso a candidarsi consigliere e magari strappare il ruolo di assessore al Porto Vecchio-Vivo). E, soprattutto, l’incedere di Futuro Nazionale: ci sarà, in coalizione?

Il sindaco chiude le porte ai vannacciani («Nella mia coalizione, no», dice, riferendosi però più a nomi come Fabio Tuiach che a figure come l’avvocato Fedrico Pastor, che invece stima), ma con i sondaggi che volano i futuristi saranno l’ago della bilancia e lo sanno. Il referente del Comitato costituente 23 Angelo Lippi precisa: «Il partito non è ancora strutturato sul territorio, dunque non c’è nessuna proposta di papabili candidati».

Ciò premesso, «alcune cose dette da Dipiazza mi trovano d’accordo, altre meno»: «Se il turismo ha portato ricchezza, Trieste non è solo questo e ha perso il senso di comunità intesa come appartenenza, radici e identità: qualora trovassimo un accordo, cercheremo di riequilibrare una città troppo spostata verso iniziative imprenditoriali e di turismo, in cui ci si è dimenticati che la maggioranza dei cittadini è però fatta da anziani, persone sole, giovani», dice Lippi. E aggiunge: «Possiamo essere parte complementare in un’eventuale alleanza: se non ci sarà ce ne faremo una ragione, ma sono ottimista perché nessuno vuol far vincere la sinistra».

Le reazioni a sinistra

E a sinistra, appunto? «In questo momento siamo alla pari, dipenderà da chi si candiderà», dice il sindaco, che nell’opposizione vede solo due possibilità: «Se arriva Fedriga probabilmente metteranno Francesco Russo, altrimenti chi potrebbe essere competitivo è Mitja Gialuz», punge Dipiazza, critico verso l’approccio dell’opposizione sul tema immigrazione.

Centrosinistra che all’indomani lascia le repliche direttamente a capigruppo e segreterie, sorvolando sui nomi lanciati nella maschia ma focalizzandosi semmai sulle carenze dell’amministrazione uscente.

La segretaria regionale Pd Caterina Conti parla di «resa» del primo cittadino: «Tra interventi incompiuti, progetti accantonati e opere dei sogni, dopo anni il messaggio di Dipiazza è “faremo”: capitoli dolenti sicurezza e vivibilità, su cui si sorvola». Un sindaco «aggrappato a Fedriga per la soluzione dei suoi problemi, che subisce la sua maggioranza, sa di non poter contare sulla giunta e non si fida dei dirigenti», attacca la dem, e a proposito aggiunge il capogruppo Pd Giovanni Barbo: «Quando cita il compianto Rossi come “imbattibile ai lavori pubblici” il sottotesto è che ora quel settore, un tempo fiore all’occhiello, non funziona più come prima: fra ritardi e cantieri mai avviati, i cittadini sanno che le responsabilità sono politiche», annota il dem.

Dipiazza schiva le critiche e rivendica i risultati, ma «le tre opere che cita, l’ex Pescheria, le Rive e la Gvt sono state inaugurata rispettivamente a luglio e dicembre 2006 e novembre 2008: interventi di ormai vent’anni fa, peraltro nemmeno tutta farina del suo sacco essendo state impostate dalle giunte Illy», precisa Riccardo Laterza di Adesso Trieste, che fotografa una città che «va avanti per inerzia», dal punto di vista amministrativo e politico: «Dicendo di voler continuare a far parte della prossima giunta, Dipiazza chiarisce un punto fondamentale della campagna: la destra non si potrà in alcun modo smarcare da una totale continuità con l’attuale amministrazione», sferza Laterza.

«Se non fosse che queste parole sono state impresse sulla carta sarebbe da non crederci: così grottesche che parlare di cialtroneria sarebbe sminuire la grande capacità di raccontare la realtà come una fiaba in cui a lui tutto riesce», è sgomento Paolo Altin della Lista Russo-Punto franco, che accusa Dipiazza di «irresponsabilità: a ogni domanda una via d’uscita, e il timore è che i nodi vengano al pettine nei prossimi due anni tra lavori mastodontici non terminati, contributi pubblici persi, opportunità svanite».

«Nell’intervista c’è molto Dipiazza e troppo poca Trieste: un distillato di autocompiacimento per il passato e di un futuro affidato al solito “faremo”», critica Alessandra Richetti del M5s, condannando quel «racconto che stride con la realtà»: «A Trieste sempre più famiglie cercano aiuto, i costi per una casa sono ormai proibitivi, i residenti subiscono la pressione di turismo e traffico, basta un acquazzone per mettere in ginocchio la città, ma di tutto questo nell’intervista non c’è traccia: serve un sindaco capace di vedere la città reale e farsi carico delle difficoltà di chi la vive».

 

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