Intrusi ingombranti fra gli edifici storici dentro la Fortezza

Dopo il condominio Piani è da poco arrivato accanto anche l’albergo Trieste ampliato 

Punti di vista



C’è un intruso sulla Spianata di Gradisca, il condominio Piani, simbolo del miracolo economico che ha cementificato la pianura veneta, piena oggi di capannoni scoperchiati per non pagar tasse sull’impresa che non c’è più.

Dell’incongruità dei cinque piani del palazzo Piani, costruito nel 1953 per ospitarvi l’omonimo mobilificio, si è cercato rimedio con il camouflage d’epoca barocca, tecnica perfezionata all’Expò di Milano per nascondere quanto non finito o brutto da vedere. Così l’edificio è stato rivestito di un po’ di tutto: piastroni di sassi al piano terra, piastrelline colorate a scacchetti in quelli superiori, fasce verticali sul retro, ma solo all’ultimo piano. A coprire il tutto, il trasparente concept artistico di Giorgio Celiberti, classe 1929, sul quale un bel glicine avrebbe potenziato il camuffamento, ancorché la scarsa considerazione degli architetti per la natura, a meno che non si tratti di un bosco verticale di alberi piantati nei terrazzi milanesi.

Novello cavallo di Troia, il concetto di Celiberti «ha diviso in due le opinioni dei gradiscani. C’è chi lo trova elegante, innovativo e degno di una grande città, e chi lo definisce troppo ardito, fuori contesto e persino “cupo”» (Il Piccolo 23/11/2018). Certo che tale è rimasto l’ecomostro, da 70 anni sulla Spianata sorta nella seconda metà dell’Ottocento. E come per tutti gli ecomostri, l’unica difesa dalla sua vista sta nell’abitarci dentro per ammirare il basso abitato antico fuori, concetto forse non troppo secondario al rapido sviluppo della operazione immobiliare.

Siccome poi chi si somiglia si piglia, ne è arrivato un altro a fianco, al posto dell’antico albergo Trieste, nato nel 1892 come spaccio e deposito della birra di Antonio Dreher, prodotta nel capoluogo dal 1865. Ancorché ci fosse stata una mezza promessa di conservare le cornici in pietra, il bell’edificio verde malva, che da sempre segnava l’incontro tra la Spianata e il viale per Trieste, con la storica pergola scomparsa a sfondo del busto garibaldino di Marziano Ciotti, è stato piallato con una gran rasata di bianco, che magari potrebbe piacere a Le Corbusier, che sempre negò poi d’essere stato in gioventù autore di edifici tradizionali.

Nella preservazione dei Centri storici, non sempre ci si può affidare alla buona volontà del singolo. A volte la tutela dev’essere coercitiva e il primo passo è un vincolo di Piano regolatore, che ogni amministrazione gradiscana avrebbe potuto inserire negli ultimi 30 anni. —

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